martedì 3 febbraio 2026

Poliziotto preso a martellate.

 

 



per i fatti accaduti a Torino volete sentire anche l'altra campana?

Senza fare commenti vi espongo cio' che Rita Rapisardi presente durante gli scontri, ha posto in Linkedin.

(Premetto che Rita Rapisardi  giornalista freelance ed ex allieva della scuola di giornalismo di Urbino si è aggiudicata il premio internazionale Marco Lucchetta 2022 per la categoria Stampa italiana).

Questo è il suo racconto:

La storia del "poliziotto martellato"

La notizia in poco tempo diventa quella principale, oggi ci aprono i giornali, la premier in ospedale a stringere mani, quando a Niscemi si è fatta vedere dieci giorni dopo, ma non dalla popolazione per paura di contestazione.

Fortuna vuole che la scena del polizziotto io l'abbia vista con i miei occhi, ero a cinque metri.

A quel punto della serata gli scontri stavano andando verso la conclusione, i manifestanti si erano dileguati da corso Regina, quello di Askatasuna, dove si sono svolti per la maggior parte, per scappare verso il lungo Dora attraverso i giardinetti che portano al Campus Einaudi.

Migliaia di persone si sono riversate in quel poco spazio e pian piano sono riuscite ad arrivare dall'altra parte, anche perché le forze di polizia arrivavano da entrambi i lati e la paura era quella di essere chiusi contro i cancelli, motivo per cui alcuni hanno aperto un varco tra le grate.

Il tutto per fortuna si è svolto abbastanza tranquillamente, in molti urlavano di fare piano, con calma e non agitarsi.

Nel frattempo continuava incessante il lancio dei lacrimogeni.

In corso Regina ormai erano in pochi.

Sono tornata indietro per controllare, si parla di 20-30 persone al massimo.

Mi affaccio e arrivano lacrimogeni ad altezza uomo (cosa vietata), una ragazza di fianco a me viene colpita, un'altro batte sull'angolo del muro e mi sfiora.

Indietreggiamo, capisco che da lì sono un bersaglio, quindi torno sul corso e mi proteggo tra le auto.

A questo punto vedo arrivare da sinistra una squadra di venti agenti in antisommossa che corrono per manganellare quei dieci più vicini, ormai deboli di numero.

Sono pronta ad urlare "stampa", convinta le avrei prese anche io, abituata a vestirmi sempre di nero poi.

Uno di questi, esce dallo schieramento, parte da solo e si allontana di 15 metri, per inseguire un paio di persone, mi pare una avesse un'asta in mano.

Le inizia a manganellare, uno finisce a terra.

Altri manifestanti arrivano in soccorso prendono il poliziotto e lo spingono via, lui cade a terra e da lì ci sono quei secondi immortalati dal video ormai virale.

Perde il casco non allacciato e poi si becca i due colpi di martelletto (non martello) sulla giubba antiproiettile.

Mi giro e guardo la squadra, nessuno va a salvarlo, eppure l'hanno visto.

Intanto da dietro arrivano delle urla, "basta, basta, lasciamolo stare".

I militanti si allontanano e finalmente arriva un collega.

In due poi lo trascinano via.

Doppia ritirata, a quel punto mi allontano anche io, non era rimasto più nessuno.

Cosa capiamo quando vediamo un video?

Dov'è la nostra capacità di analisi?

Quali domande ci facciamo? 

Cosa è successo prima, come interpreto quei pochi secondi, saranno tagliati ad arte?

Ieri sera leggo "il poliziotto assaltato, circondato, preso e isolato".

Ci sono numerosi video di persone a terra circondate e manganellate quando sono a terra (anche fotografi, che non finiranno in home page), ho visto teste aperte, labbra spaccate, persone intossicate dal lacrimogeni che hanno vomitato in strada. 

Almeno in trenta sono andati negli ospedali torinesi, allertati la sera prima.

Molti altri curati sul posto, i più non si avvicinano ai pronto soccorso per paura di denunce.

(questa era l'altra campana e ringrazio Rita per la testimonianza).

Ora metto il carico da 11 e quella sopra fa parte delle immagini che sono state volutamente ignorate e le testimonianze raccolte durante gli scontri di Torino hanno suscitato indignazione a livello nazionale e internazionale.

Fotografi, giornalisti e manifestanti inermi denunciano un uso eccessivo della forza da parte delle forze dell’ordine... manganellate, cariche improvvise e una gestione delle emergenze che, secondo testimoni, ha sfiorato l’omissione di soccorso.

Una delle immagini più drammatiche ritrae un uomo anziano, il volto coperto di sangue, mentre giace a terra chiedendo aiuto. Secondo chi ha assistito alla scena, gli agenti avrebbero ignorato la richiesta di assistenza, proseguendo lungo il percorso senza prestare soccorso immediato.

La foto, diventata virale sui social, è stata definita da diverse organizzazioni per i diritti civili come un esempio di abuso di potere e omissione di soccorso.

Altri testimoni riportano episodi di violenza diretta contro giornalisti e fotografi impegnati a documentare la protesta.

Numerosi operatori dell’informazione sarebbero stati colpiti da manganellate mentre tentavano di identificare i responsabili degli scontri o semplicemente riprendere la scena.

I video amatoriali confermano l’uso sproporzionato della forza contro manifestanti pacifici e fotografi, alimentando un dibattito acceso sulla responsabilità degli agenti e sull’equità del trattamento legale.

Le organizzazioni per i diritti umani denunciano che il fenomeno non è isolato: negli ultimi mesi, il rafforzamento del cosiddetto scudo penale per le forze dell’ordine ha creato situazioni in cui la responsabilità individuale degli agenti appare limitata, alimentando la percezione che la legge non sia uguale per tutti.

Quando la protezione legale copre eccessivamente chi è autorizzato all’uso della forza, cresce il rischio di violazioni dei diritti civili e si minano i principi fondamentali dello Stato di diritto,” commenta Carla Monti, docente di diritto costituzionale all’Università di Roma.

Il governo ha ribadito la necessità di garantire ordine pubblico, ma fonti interne ammettono che episodi come quello dell’anziano ferito potrebbero diventare “casi politici complessi”, che rischiano di incrinare ulteriormente la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Le opposizioni e i movimenti civici chiedono al Parlamento l’avvio immediato di indagini indipendenti e trasparenti, oltre a una revisione delle norme che concedono protezione legale agli agenti in servizio.

L’inchiesta sulle violenze di Torino solleva anche un interrogativo fondamentale.. fino a che punto le forze dell’ordine possono agire senza incorrere in responsabilità civile o penale, e come garantire la tutela dei cittadini più vulnerabili durante operazioni di ordine pubblico?

La vicenda dell’anziano in una maschera di sangue, abbandonato a terra in pieno centro cittadino, diventa così simbolo di un problema sistemico, capace di scuotere l’opinione pubblica e richiamare l’attenzione internazionale sull’Italia.