venerdì 6 febbraio 2026

Pagate con POS?

 




Certo che i nostri TG ci prendono come quelli che sono scesi con la piena.. Ieri ad es su TG1 hanno messo in onda un servizio in cui si vedeva il castigatore su un mezzo pubblico, che passava il suo cell vicino al classico ometto col portafoglio nella saccoccia posteriore e gli carpiva i dati della sua carta credito, usando il cellulare dotato dell'apposita App RilevaPos e castigandolo poi di conseguenza, in quanto le operazioni sino a 50 Euro non necessitano di doppia sicurezza.

Ora faccio un ragionamento terra terra coaudiuvato dall'AI:

Nel mondo iperconnesso dei pagamenti digitali, poche paure si diffondono con la velocità del sospetto tecnologico.

Tra queste, una delle più radicate riguarda il cosiddetto “furto con il POS”: la possibilità che un criminale possa sottrarre denaro semplicemente avvicinando un lettore contactless alla tasca o al portafoglio di una persona ignara e abbastanza stronza da lasciare in evidenza protuberanze dovute a portafogli.

È uno scenario che alimenta sti servizi sensazionalistici, dibattiti sui social e timori diffusi tra consumatori e commercianti.

Ma quanto c’è di reale dietro questa narrazione?

E soprattutto: i pagamenti contactless rappresentano davvero un rischio concreto per la sicurezza finanziaria?

La risposta, come spesso accade quando si parla di tecnologia e sicurezza digitale, è complessa e richiede una distinzione netta tra possibilità teorica e probabilità reale.

I pagamenti contactless si basano su tecnologie RFID e soprattutto NFC (Near Field Communication), progettate per funzionare solo a distanze estremamente ridotte.

Nella pratica, la comunicazione tra carta e POS avviene quasi a contatto, generalmente entro circa 4 centimetri.

Questo dettaglio tecnico è fondamentale: significa che un ipotetico ladro dovrebbe trovarsi a distanza ravvicinata estrema dalla carta della vittima, senza ostacoli fisici significativi tra lettore e chip.

Portafogli spessi, borse, giacche e tasche multiple possono ridurre ulteriormente la probabilità di comunicazione efficace.

Inoltre, la tecnologia contactless è stata progettata per facilitare micropagamenti rapidi — caffè, trasporti, piccoli acquisti — riducendo i tempi di cassa ma mantenendo barriere di sicurezza integrate.

In Italia ripeto che la soglia per pagamenti senza PIN è generalmente fissata intorno ai 50 euro.

Questo significa che chi trova o ruba una carta potrebbe teoricamente effettuare piccoli acquisti senza autenticazione.

È qui che nasce il timore del “borseggio digitale”: se un POS portatile venisse avvicinato alla carta, il pagamento potrebbe avvenire senza che il castigato se ne accorga immediatamente.

Ma la realtà operativa è molto più complessa.

Dal punto di vista teorico, una truffa contactless è possibile.

Ma nella pratica incontra ostacoli significativi.

Primo: i dati trasmessi sono criptati e non includono informazioni sensibili come il CVV, rendendo molto difficile replicare la carta o usarne i dati per transazioni online.

Secondo: ogni POS è registrato con identità verificata, documenti e procedure di riconoscimento. Ogni transazione lascia tracce digitali, rendendo il responsabile rintracciabile dalle forze dell’ordine.

Terzo: test tecnici hanno dimostrato che anche in condizioni controllate, il pagamento si attiva solo occasionalmente — in alcuni casi circa una volta su tre tentativi.

Quarto: in alcuni paesi, associazioni bancarie hanno dichiarato di non avere mai registrato casi confermati di denaro sottratto via contactless mentre la carta era ancora in possesso del titolare.

Se il furto diretto tramite POS è raro, il vero problema rimane la combinazione tra tecnologia e comportamento umano.

L’aumento del 23% (detto dal TG1) dei pagamenti contactless ha portato inevitabilmente anche a un incremento delle frodi associate, spesso però legate a smarrimento carte, phishing o clonazioni più tradizionali.

Il rischio reale non è il criminale che “ti sfiora in metropolitana”, ma:

  • carte perse o rubate

  • notifiche disattivate

  • mancato controllo degli estratti conto

  • uso di POS manomessi (skimmer)

I pagamenti via smartphone risultano generalmente più sicuri perché richiedono autenticazione biometrica o password e utilizzano token digitali temporanei al posto dei dati reali della carta.

In altre parole: rubare dati da uno smartphone è molto più difficile che tentare un attacco su carta fisica — e comunque resta complesso.

I saponi (quelli che sanno molto) indicano alcune misure semplici ma efficaci:

  • attivare notifiche in tempo reale

  • controllare periodicamente movimenti bancari

  • usare portafogli schermati RFID se si vuole un livello extra

  • disattivare il contactless se non si usa

  • usare wallet digitali quando possibile

La vera battaglia oggi non è solo tecnologica ma psicologica.

La percezione del rischio spesso supera il rischio reale.

I pagamenti contactless restano tra i sistemi più monitorati e protetti del panorama finanziario moderno.

Eppure la paura persiste — alimentata da video virali, casi isolati e narrazioni mediatiche.

La vera questione non è se la tecnologia sia sicura — ma quanto siamo pronti a fidarci di sistemi invisibili che gestiscono il nostro denaro.

Viviamo in un’epoca in cui la sicurezza assoluta non esiste, ma l’equilibrio tra rischio e beneficio è diventato il vero metro di giudizio.

Il contactless ha reso i pagamenti più rapidi, più diffusi e più accessibili.

Ma come ogni innovazione, richiede consapevolezza.

Ringrazio l'AI per l'apporto a questo post ma la domanda che resta è semplice ma sostanziale: preferiamo rinunciare alla comodità per eliminare un rischio minimo — o imparare a convivere con la tecnologia in modo intelligente?

Ad ogni modo, fossi in voi proteggerei la carta con la stagnola per alimenti.

 

giovedì 5 febbraio 2026

WhatsApp a pagamento?

 


E ci risiamo con la storia che WhatsApp diventerà a pagamento –

Catene di sant’antonio, truffatori online, il “me l'ha detto mio cuggino” la storia si ripete e da quello che si sa di concreto è che WhatsApp si aggiorna e porta in dote la novità che ha messo in allarme i whatsappisti per il piano a pagamento che esiste ma è solo per rimuovere gli annunci dalla scheda Aggiornamenti.

Any problem e anche fosse vero, esistono alternative valide per chi non vuole pagare e cmq WhatsApp ha rilasciato il nuovo aggiornamento beta per Android, ovvero la versione 2.26.3.9, che anticipa detta novità che non sarà molto apprezzata in quanto l’app sta lavorando a un piano di abbonamento facoltativo per rimuovere la pubblicità dalla scheda Aggiornamenti, almeno per gli utenti che la utilizzano in Europa e nel Regno Unito.

Per ora non c’è nulla di ufficiale, ma con i movimenti del biondino col ciuffo e gli ultimi aggiornamenti i segnali emersi dalla versione di prova sono piuttosto chiari.

WhatsApp si paga, ma solo per non avere pubblicità nella scheda Aggiornamenti.

La pubblicità che dovrebbe essere introdotta da WhatsApp resta per ora confinata solo nella scheda Aggiornamenti.

Quindi non vengono toccate chat, chiamate o gruppi.

Pagando l’abbonamento, la scheda Aggiornamenti diventerebbe completamente libera da annunci e canali sponsorizzati, offrendo un’esperienza più pulita a chi è disposto a sborsare qualche euro e del resto non si parla di molto.

Dallo screenshot emerso nella beta si parla di circa 4 euro, ma non è nemmeno chiaro se questo abbonamento farà parte di un pacchetto unico valido per più app di Meta o se resterà un piano separato dedicato solo a WhatsApp.

In quest’ultimo caso, il prezzo potrebbe restare più contenuto.

Hai il braccino corto e non vuoi pagare WhatsApp? Ecco le alternative

La più utilizzata come alternativa a WhatsApp è Telegram.

L’app è spesso scelta da chi cerca funzioni avanzate, come gruppi molto grandi, canali pubblici e un alto livello di personalizzazione.

La pubblicità è presente in modo limitato e soprattutto nei canali più grandi, mentre le chat private restano pulite.

Per molti utenti, Telegram potrebbe rappresentare una valida alternativa a WhatsApp, soprattutto se l’idea di un abbonamento inizia a pesare.

La stessa Meta, proprietaria di WhatsApp, ha già “in casa” delle altre app di messaggistica integrate nei suoi social network.

La più famosa, e che già ha una sua base molto ampia di utenti, è Facebook Messenger.

Per chi usa già Facebook, Messenger rappresenta una soluzione naturale, perché permette di chattare senza installare app aggiuntive e mantiene una forte integrazione con il social network. È molto usato per le conversazioni informali e per i contatti occasionali, anche se la presenza di contenuti sponsorizzati è ormai parte dell’esperienza.

Un’altra alternativa sempre più centrale è Instagram.

I messaggi diretti di Instagram hanno superato da tempo il ruolo di semplice funzione accessoria e oggi vengono usati da moltissime persone come principale strumento di comunicazione.

L’app è particolarmente apprezzata dai più giovani e da chi comunica soprattutto tramite foto, video e messaggi brevi.

Anche qui la pubblicità esiste, ma si inserisce in un contesto che molti utenti già accettano come parte del social.

L’eventuale estensione del piano a pagamento su WhatsApp potrebbe quindi avere un doppio effetto.

Da un lato offrire più scelta agli utenti, dall’altro spingerli a confrontare davvero le app che usano ogni giorno.

In un panorama sempre più affollato, la differenza la faranno semplicità, libertà di scelta e qualità dell’esperienza.

Per quanto sopra, evitate di cliccare su link che promettono di mantenere WhatsApp gratuito a vita per evitare di pagare ogni comunicazione etc etc, la fantasia dei truffatori è fervida e i raggiri cominciano ad essere molti e ricordate che WhatsApp avvertirà ufficialmente quando e se l'abbonamento avrà un costo.

 


mercoledì 4 febbraio 2026

Linkedin Carlo Bonzi.

 

  • INSERITO SU LINKEDIN dal 1992

  • Carlo Bonzi Freelance Blogger by Togotuentinain

    www.linkedin.com/in/carlo-bonzi-6992081a


  • Studi e Formazioni.

  • - Esame di Stato superato nella prima sessione .

  • - Laurea in Ingegneria Informatica conseguita presso il Politecnico di Milano con votazione 91/100.

  • - Master of Advanced Studies in Sport Administration and Technology - Fribourg - Masters in Business Administration – MBA – University of Phoenix -

    Tesi di laurea dal titolo "WinWat: uno strumento per la Cluster Analysis", riguardante lo studio, la realizzazione e la sperimentazione di un programma per la Workload Characterisation.

  • - Il programma è stato realizzato in Visual C++ 6.0 utilizzando il framework fornito dalle classi MFC.

  • - Licenza Superiore di Perito Elettrotecnico conseguita presso l’Istituto Feltrinelli di Milano, con votazione 60/60. 

    Lingue straniere conosciute: - Inglese/Spagnolo/Francese parlate e scritto di ottimo livello. 

    Partecipo regolarmente come trainer e speaker a conferenze internazionali, ho diversi Blog (33.000 visioni certificatesettimanali) frequento diversi newsgroup e comunità internazionali. Riconoscimenti e Certificazioni Professionali: - Microsoft Most Valuable Professional (MVP) da Gennaio 2006 nella categoria Windows - Virtual Machines. - Microsoft Certified Trainer (MCT), Microsoft Certified IT Professional DBA (MCITPro) su SQL Server 2005, Microsoft Certified Technology Specialist (MCTS) su ASP.NET 2.0 e SQL Server 2005, Microsoft Certified Solution Developer (MCSD) su .NET e Visual C++ 6.0, Microsoft Certified Database Admistrator (MCDBA) su SQL Server 2000, Microsoft Certified Systems Engineer (MCSE) su NT4, Microsoft Certified Professional (MCP) L’elenco completo degli esami e delle certificazioni è consultabile, inserendo 317425 come Transcript ID e Carlo1 come Access Code sul sito: http://www.microsoft.com/learning/mcp/transcripts - Microsoft Solution Framework Practitioner.

    Specialties:
    Seminari e corsi frequentati: - Microsoft Visual Studio Team System Proof of Concept - , Parigi - Microsoft TechEd - Orlando - Microsoft TechEd - Amsterdam - Microsoft Tech Ed – Barcellona - Molti workshop di User Group Italiano .NET - Molti seminari e incontri della serie MSDN e TechNet organizzati da Microsoft Italia - Corso “Instructional Practice Skill Day” organizzato da Iris Technologies per Microsoft Italia, corso necessario per ottenere la certificazione MCT -


  • ATTIVITA' LAVORATIVE.


Insider Threat EngineerInsider 

Microsoft · Autonomo da feb 2015 - Presente · 11 anni 1 mese Torino

    • Partecipo con Dona Sarkar al Programma Windows Insider con esecuzione in anteprima della piattaforma alle Build Preview per contribuire a dare la forma al futuro di Windows.Partecipo con Dona Sarkar al Programma Windows Insider con esecuzione in anteprima della piattaforma alle Build Preview per contribuire a dare la forma al futuro di Windows.

Freelance Blogger Togotuentinain ·  ott 2008 - Presente · 17 anni 5 mesi  Piedmont

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Central Purchasing Department

Informatica SPA set 1992 - set 2008 · 16 anni 1 mese 

    • Pool di diverse societa' quali:
      Polaris Ltd
      Mias Assicurazioni
      Gestimerchand
      P.R.C
      I.Fi,M
      Vallau Promomarket
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      Rete Mia Pool di diverse societa' quali: 

      Polaris Ltd Mias Assicurazioni Gestimerchand P.R.C I.Fi,M Vallau Promomarket Pubblica Primomercato Capital Banco di Trigesimo Mia Viaggi Primofin Prima Mutua Domovideo Viareggio Calcio Immobiliare di Mercato Intersport Canaleuno Publimercato Gestimercato Finversilia Camaiore 88 Editmercato Mareemercato Telestudio 50 Teleottanta Elettronica e mercato Retezzurra TV.RA Telemeridiana Nordovest TV Centro Nord TV Videomercato Videoliguria CentroTV Tennis Lucca Rete Mia

    • Rete Mia Inaugurazione.

      I21 Marzo 1987 - Inaugurazione emittente televisiva con 597 postazioni in Italia. -21 Marzo 1987 -

Buyer

Iveco dal dic 1974 - ago 1992 · 17 anni 9 mesi Torino

M.d'op

Fiat Veicoli Industriali da set 1967 - dic 1974 · 7 anni 4 mesi Turin Area, Italy

    • Assunto con programma Socrates ( lavoro+studio ) azione comunitaria per la Cooperazione Europea in maniera d'istruzione in conformita' dell'art 149 del Trattato di Amsterdam indicato come "Tempus" quale programma transeuropeo di cooperazione per l'istruzione superiore indicato dall'Istituto Universitario Bilingue "Vilfredo Pareto" di Mies Canton Vaud CH con la concessione del Console Generale Dr. Stefano Mausi.

Formazione


Volontariato.

  • Esperto, volontario senior.

    Seniores ItaliaSeniores Italia set 1992 - giu 2014 · 21 anni 10 mesi Scienza e tecnologia

    • L'Associazione si prefigge l'obiettivo di contribuire allo sviluppo dei Paesi emergenti o comunque impegnati nella ristrutturazione del proprio sistema produttivo finanziario e amministrativo tramite l'organizzazione di interventi di consulenza, formazione, ricerca e relativa assistenza tecnica nel settore artigianale, industriale, bancario, agricolo, energetico, socio-sanitario, urbanistico e infrastrutturale.L'Associazione si prefigge l'obiettivo di contribuire allo sviluppo dei Paesi emergenti o comunque impegnati nella ristrutturazione del proprio sistema produttivo finanziario e amministrativo tramite l'organizzazione di interventi di consulenza, formazione, ricerca e relativa assistenza tecnica nel settore artigianale, industriale, bancario, agricolo, energetico, socio-sanitario, urbanistico e infrastrutturale.

  • Ghostwriter OnlusOnlus mag 1997 - presente · 28 anni 10 mesi· 

    • Elaborazione ed amplificazioni concetti, post ed idee di base per autori accreditati principalmente nel campo spettacolo con corrispettivo di donazione libero interamente bypassato ad Onlus senza esclusiva di Copyright.

Competenze

martedì 3 febbraio 2026

Poliziotto preso a martellate.

 

 



per i fatti accaduti a Torino volete sentire anche l'altra campana?

Senza fare commenti vi espongo cio' che Rita Rapisardi presente durante gli scontri, ha posto in Linkedin.

(Premetto che Rita Rapisardi  giornalista freelance ed ex allieva della scuola di giornalismo di Urbino si è aggiudicata il premio internazionale Marco Lucchetta 2022 per la categoria Stampa italiana).

Questo è il suo racconto:

La storia del "poliziotto martellato"

La notizia in poco tempo diventa quella principale, oggi ci aprono i giornali, la premier in ospedale a stringere mani, quando a Niscemi si è fatta vedere dieci giorni dopo, ma non dalla popolazione per paura di contestazione.

Fortuna vuole che la scena del polizziotto io l'abbia vista con i miei occhi, ero a cinque metri.

A quel punto della serata gli scontri stavano andando verso la conclusione, i manifestanti si erano dileguati da corso Regina, quello di Askatasuna, dove si sono svolti per la maggior parte, per scappare verso il lungo Dora attraverso i giardinetti che portano al Campus Einaudi.

Migliaia di persone si sono riversate in quel poco spazio e pian piano sono riuscite ad arrivare dall'altra parte, anche perché le forze di polizia arrivavano da entrambi i lati e la paura era quella di essere chiusi contro i cancelli, motivo per cui alcuni hanno aperto un varco tra le grate.

Il tutto per fortuna si è svolto abbastanza tranquillamente, in molti urlavano di fare piano, con calma e non agitarsi.

Nel frattempo continuava incessante il lancio dei lacrimogeni.

In corso Regina ormai erano in pochi.

Sono tornata indietro per controllare, si parla di 20-30 persone al massimo.

Mi affaccio e arrivano lacrimogeni ad altezza uomo (cosa vietata), una ragazza di fianco a me viene colpita, un'altro batte sull'angolo del muro e mi sfiora.

Indietreggiamo, capisco che da lì sono un bersaglio, quindi torno sul corso e mi proteggo tra le auto.

A questo punto vedo arrivare da sinistra una squadra di venti agenti in antisommossa che corrono per manganellare quei dieci più vicini, ormai deboli di numero.

Sono pronta ad urlare "stampa", convinta le avrei prese anche io, abituata a vestirmi sempre di nero poi.

Uno di questi, esce dallo schieramento, parte da solo e si allontana di 15 metri, per inseguire un paio di persone, mi pare una avesse un'asta in mano.

Le inizia a manganellare, uno finisce a terra.

Altri manifestanti arrivano in soccorso prendono il poliziotto e lo spingono via, lui cade a terra e da lì ci sono quei secondi immortalati dal video ormai virale.

Perde il casco non allacciato e poi si becca i due colpi di martelletto (non martello) sulla giubba antiproiettile.

Mi giro e guardo la squadra, nessuno va a salvarlo, eppure l'hanno visto.

Intanto da dietro arrivano delle urla, "basta, basta, lasciamolo stare".

I militanti si allontanano e finalmente arriva un collega.

In due poi lo trascinano via.

Doppia ritirata, a quel punto mi allontano anche io, non era rimasto più nessuno.

Cosa capiamo quando vediamo un video?

Dov'è la nostra capacità di analisi?

Quali domande ci facciamo? 

Cosa è successo prima, come interpreto quei pochi secondi, saranno tagliati ad arte?

Ieri sera leggo "il poliziotto assaltato, circondato, preso e isolato".

Ci sono numerosi video di persone a terra circondate e manganellate quando sono a terra (anche fotografi, che non finiranno in home page), ho visto teste aperte, labbra spaccate, persone intossicate dal lacrimogeni che hanno vomitato in strada. 

Almeno in trenta sono andati negli ospedali torinesi, allertati la sera prima.

Molti altri curati sul posto, i più non si avvicinano ai pronto soccorso per paura di denunce.

(questa era l'altra campana e ringrazio Rita per la testimonianza).

Ora metto il carico da 11 e quella sopra fa parte delle immagini che sono state volutamente ignorate e le testimonianze raccolte durante gli scontri di Torino hanno suscitato indignazione a livello nazionale e internazionale.

Fotografi, giornalisti e manifestanti inermi denunciano un uso eccessivo della forza da parte delle forze dell’ordine... manganellate, cariche improvvise e una gestione delle emergenze che, secondo testimoni, ha sfiorato l’omissione di soccorso.

Una delle immagini più drammatiche ritrae un uomo anziano, il volto coperto di sangue, mentre giace a terra chiedendo aiuto. Secondo chi ha assistito alla scena, gli agenti avrebbero ignorato la richiesta di assistenza, proseguendo lungo il percorso senza prestare soccorso immediato.

La foto, diventata virale sui social, è stata definita da diverse organizzazioni per i diritti civili come un esempio di abuso di potere e omissione di soccorso.

Altri testimoni riportano episodi di violenza diretta contro giornalisti e fotografi impegnati a documentare la protesta.

Numerosi operatori dell’informazione sarebbero stati colpiti da manganellate mentre tentavano di identificare i responsabili degli scontri o semplicemente riprendere la scena.

I video amatoriali confermano l’uso sproporzionato della forza contro manifestanti pacifici e fotografi, alimentando un dibattito acceso sulla responsabilità degli agenti e sull’equità del trattamento legale.

Le organizzazioni per i diritti umani denunciano che il fenomeno non è isolato: negli ultimi mesi, il rafforzamento del cosiddetto scudo penale per le forze dell’ordine ha creato situazioni in cui la responsabilità individuale degli agenti appare limitata, alimentando la percezione che la legge non sia uguale per tutti.

Quando la protezione legale copre eccessivamente chi è autorizzato all’uso della forza, cresce il rischio di violazioni dei diritti civili e si minano i principi fondamentali dello Stato di diritto,” commenta Carla Monti, docente di diritto costituzionale all’Università di Roma.

Il governo ha ribadito la necessità di garantire ordine pubblico, ma fonti interne ammettono che episodi come quello dell’anziano ferito potrebbero diventare “casi politici complessi”, che rischiano di incrinare ulteriormente la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Le opposizioni e i movimenti civici chiedono al Parlamento l’avvio immediato di indagini indipendenti e trasparenti, oltre a una revisione delle norme che concedono protezione legale agli agenti in servizio.

L’inchiesta sulle violenze di Torino solleva anche un interrogativo fondamentale.. fino a che punto le forze dell’ordine possono agire senza incorrere in responsabilità civile o penale, e come garantire la tutela dei cittadini più vulnerabili durante operazioni di ordine pubblico?

La vicenda dell’anziano in una maschera di sangue, abbandonato a terra in pieno centro cittadino, diventa così simbolo di un problema sistemico, capace di scuotere l’opinione pubblica e richiamare l’attenzione internazionale sull’Italia.


giovedì 29 gennaio 2026

Tycoon chi è?

 

 


Mi avete chiesto perchè do' del Tycoon al biondino col ciuffo e mo' vi dico...

Tycoon è il termine col quale spesso i media attibuiscono al Trump. Il termine, come molti non sanno, richiama la figura di un grande imprenditore, un magnate, proprio come si autodefinisce il nuovo presidente Usa. 

Deriva dalla parola giapponese taicun, a sua volta proveniente dal cinese, che indicava in origine un titolo onorifico assegnato a governanti privi di discendenza imperiale, con il significato di "grande signore" o "comandante supremo". 

Oggi, questo termine viene utilizzato per indicare figure dominanti dell’industria o dell’economia, leader dotati di grande influenza non soltanto economica, ma anche sociale e culturale.

Per Trump essere un tycoon è molto più di un semplice titolo, è un autentico brand.

È il simbolo della sua identità pubblica, un imprenditore che, con il suo impero mediatico e immobiliare, ha saputo trasformarsi in leader politico e icona di un movimento che è riuscito a a conquistare la guida degli Stati Uniti d'America. 

Nel suo primo discorso dopo i risultati, dalla sua residenza in Florida, il biondino ha dichiarato: "Gli Usa non hanno mai visto nulla di simile. 

Abbiamo superato ostacoli che nessuno pensava potessimo superare.

Siamo il più grande movimento politico di sempre.

Voglio ringraziare gli americani per l’onore che mi hanno dato.

Tutti i giorni combatterò per voi, con ogni respiro"(qui vi rimando al post precedente).

 

Gli esoneri di Trump.

 


Provo godimento australe per lo sputtanamento del biondino ciuffato che vorrebbe reintrodurre il servizio militare obbligatorio nonostante lui abbia cercato di evitarlo ma non una volta sola ma per ben 5 volte.

Il tycoon riuscì svicolare le prime quattro volte per motivi di studio e la quinta volta per un “problema ai talloni”.

Sta reintroduzione è per fronteggiare il calo dei volontari e per “creare un senso di sacrificio condiviso” tra i giovani americani.

Il servizio militare obbligatorio per fronteggiare la “crisi” del calo dei volontari.

Questa proposta è condivisa nell’entourage di Donald Trump, appoggiata anche da alcuni repubblicani in Congresso.

L’obbligo di un servizio nazionale “dovrebbe essere fortemente considerato”, ha detto al Washington Post Christopher Miller, che era al Pentagono negli ultimi scampoli dell’amministrazione e che, in un secondo mandato dell’ex presidente, potrebbe avere un ruolo di primo piano.

La leva obbligatoria dovrebbe essere considerata come un “rito di passaggio” per creare un senso di “sacrificio condiviso” fra i giovani.

Detti esoneri del biondino avuti a suo tempo, gli hanno evitato la guerra in Vietnam, come riporta il New York Times citando alcuni documenti, emersi dopo le polemiche fra Trump e la famiglia del soldato musulmano ucciso.

Ma Trump di recente non è riuscito a ricordare neanche quale fosse il tallone malato.

Il tycoon ha raccontato l’episodio in termini diversi, spiegando che gli era stato assegnato un numero di lotteria alto che non è stato estratto.

Trump ad ogni modo, non è l’unico politico ad aver ricevuto vari esoneri e si è sempre opposto alla guerra in Vietnam, ora ha cambiato idea per la serie “armiamoci e partite”.

mercoledì 28 gennaio 2026

Clinton scende in campo.

 

 

Prometto che questo post sarà l'ultimo sui presidenti americani e prevedo un probabile piazzale Loreto americano.

Allora è grave. Davvero grave.

Quando scendono in campo gli ex presidenti, uno dopo l'altro, non è più una semplice crisi.

È un allarme rosso per il sistema.

È la classe dirigente storica che sente le fondamenta tremare.

Prima Obama (post precedente). Ora Clinton.

Bill Clinton rompe il silenzio.

Non parla da vecchio statista in pensione.

Parla con la voce di chi ha governato quell'America che ora sembra un ricordo lontano.

Denuncia le "scene orribili" di Minneapolis.

Non usa mezzi termini.

Non parla di "disordini" o "scontri".

Parla di violenze.

Quelle dell'ICE.

Gli stessi a cui la nostra biondina darà il benvenuto alle Olimpiadi in corso in quel dell'Italy impegnata al ritiro degli ambasciatori confinanti.

E lancia un appello il buon Clinton.

Un appello che sa di mobilitazione generale.

«Spetta a tutti noi che crediamo nella promessa della democrazia americana alzarci e parlare».

Non è un invito alla calma.

È un invito alla resistenza civile.

All'opposizione verbale, pubblica, corale.

Sta dicendo: il silenzio, ora, è complicità.

Ieri Obama aveva usato toni simili, ma più cupi, più profetici.

«Ogni americano si svegli, la nazione è sotto attacco».

Sotto attacco da chi?

Non lo dice, ma lo si capisce.

Dall'interno.

Da forze che stanno svuotando i valori fondanti.

Ora Clinton si unisce al coro.

Due voci del Partito Democratico, ma soprattutto due ex Comandanti in Capo, due custodi istituzionali.

Stanno facendo quello che Biden, non può o non riesce a fare con la stessa forza: alzare il volume della condanna morale.

Dare un volto e un'autorevolezza alla rabbia diffusa.

È un segnale potentissimo.

Stanno legittimando la protesta, dando una bandiera a chi si sente smarrito.

Stanno dicendo a milioni di americani moderati, spaventati, confusi e disgustati:

"La vostra indignazione è giusta. Non siete soli. Anche noi la vediamo. E ora dovete parlare".

Non è solo una presa di posizione su Minneapolis.

È una risposta all'intera deriva trumpiana.

All'uso strumentale e brutale delle forze federali, alla retorica della "legge e ordine" che maschera la repressione, all'erosione della fiducia nelle istituzioni.

Trump, ovviamente, li attaccherà.

Li chiamerà "falliti", "deboli", parte del "deep state".

La sua base applaudirà come facevano i fascisti nostri tempo fa.

Ma il messaggio di Clinton e Obama non è per la base di Trump.

È per il grande, silenzioso, spaventato centro del paese.

È per chi sta a guardare le immagini di Minneapolis e si chiede: "Ma questa è ancora l'America?".

Gli ex presidenti gli stanno rispondendo: "No. Non è l'America che noi abbiamo servito. E se anche tu non la riconosci, è il momento di alzarti e dirlo".

È un'arma potentissima, quella del prestigio residuo.

Trump non può togliergliela.

Può solo insultarli.

La situazione è grave.

Perché quando la politica normale è paralizzata, quando il Congresso è bloccato, quando la Casa Bianca attuale sembra in difficoltà, allora emergono le ultime riserve morali della nazione.

Gli ex presidenti.

Stanno suonando la tromba.

Per un'ultima, disperata difesa di ciò che resta dell'idea di America.
Ora si vedrà se il paese li ascolterà, o se il frastuono della rabbia e della paura coprirà anche le loro voci.

martedì 27 gennaio 2026

Obama ritorno.. Naaaaa

 

Ebbene si.. dai commenti ricevuti mi rendo conto che molti di voi parlano di politica solo dopo aver letto articoli su Novella 2000.

 Quindi cerco di fare un punto di confronto sui Presidenti Americani ed è indiscusso che gli abitanti del nuovo mondo sono in gran parte guerrafondai e il post odierno nasce dalle pubblicazioni di Obama che è chiaramente contro l'amministrazione del biondino col ciuffo ma potrei dire la frase “da che pulpito viene la predica” e quindi risalgo a quello che ricordo quando fu eletto e la gente diceva..Com'è giovane Obama, com'è democratico Obama, com'è progressista Obama, com'è sensibile Obama, com'è bravo Obama. Il confronto con Trump era impietoso.

Era evidente che era nato presidente.

Barack Obama, presidente degli Stati Uniti (2009-2017). Premio Nobel per la Pace nel 2009.

Joe Biden, vicepresidente degli Stati Uniti (2009–2017) durante l'amministrazione Obama.

Purtroppo una volta eletto devo dire che è stato un pessimo presidente e non era affatto la brava persona di cui tutti parlavano.

Ancora oggi non ho ancora capito come cazzo ha fatto a vincere il Premio Nobel per la Pace nel 2009.

Solitamente il Nobel per la Pace viene assegnato a persone che hanno fatto qualcosa per la pace tra i popoli.

Invece nel caso di Obama è stato assegnato sulla fiducia, quasi regalato dalla Commissione di Oslo appena insediato.

Obama era appena diventato presidente e già aveva vinto il Nobel per la Pace per non aver ancora fatto un belino di niente.

Probabilmente quelli della Commissione di Oslo erano convinti di fare cosa gradita, magari avevano anche buone intenzioni.

Peccato che si siano sbagliati di grosso su Obama.

A dispetto del volto sempre sorridente e cordiale del giovane democratico progressista, del bravo ragazzo, dell'afroamericano che ce l'ha fatta, Obama non è mai stato un vero pacifista.

Ripeto che Obama è stato il presidente più guerrafondaio della storia americana.

Ha bombardato tanti Paesi durante il suo mandato.

In campagna elettorale aveva promesso di ritirare le truppe dall'Afghanistan e dall'Iraq.

Aveva promesso che avrebbe fatto la pace dopo che per anni il suo predecessore Bush aveva fatto la guerra.

Era molto convincente e in molti gli hanno creduto e l'hanno votato. Invece non ha fatto la pace perché era esattamente come Bush, anzi persino peggio.

Ha continuato la guerra in Afghanistan e Iraq, ha intensificato gli attacchi, ha aumentato la presenza militare americana.

Aveva promesso la pace e invece continuava la guerra.

Avesse fatto solo quello.

No, era troppo poco.

Obama ha scelto come segretario di Stato Hillary Clinton, ex First Lady e moglie di Bill Clinton, un altro guerrafondaio che aveva bombardato la Jugoslavia.

Nel Dipartimento di Stato aveva scelto come collaboratrice Victoria Nuland, un'altra guerrafondaia che voleva solo la guerra.

Insomma, tutta la sua amministrazione era piena di persone che non volevano affatto la pace.

Hillary Clinton, segretario di Stato degli Stati Uniti (2009–2013) durante l'amministrazione Obama.

Victoria Nuland, dirigente del Dipartimento di Stato durante le amministrazioni Obama e Biden.

La Clinton e la Nuland l'hanno convinto a esportare la democrazia in Libia, Siria e Ucraina.

Nel 2011 Obama ha appoggiato finanziariamente e militarmente le primavere arabe che hanno destabilizzato tutti quei Paesi che erano governati da dittatori considerati ostili dalla Casa Bianca.

Dietro pressioni francesi, Obama ha accettato di bombardare la Libia e rimuovere Gheddafi.

Subito dopo è scoppiata una guerra civile che ha destabilizzato il Paese e tutto il Mediterraneo.

Sempre dietro suggerimento dei suoi collaboratori, Obama ha fomentato disordini contro il regime di Assad in Siria con l'obiettivo di destituire un altro dittatore troppo filorusso e quindi antiamericano.

Obama non ha visto la caduta di Assad, avvenuta sotto il suo vice Biden, ma ce l'ha messa tutta per distruggere la Siria.

Nel 2014 ha bombardato il Paese insieme ai suoi alleati, facendo scoppiare un'altra guerra civile.

Un altro focolaio è scoppiato in Ucraina nello stesso anno quando Obama ha autorizzato la Nuland a finanziare un colpo di Stato contro il presidente ucraino in carica, considerato troppo filorusso. L'obiettivo era portare l'Ucraina nella NATO ma la Russia è intervenuta e ha occupato la Crimea.

Allora Obama ha finto stupore, si è scandalizzato, ha ordinato di sanzionare la Russia e buttare fuori Putin dal G8.

L'Europa ovviamente ha obbedito.

L'ultima delle genialate di Obama è avvenuta in Pakistan quando nel 2011 ha autorizzato un'operazione militare per catturare ed eliminare il terrorista Osama Bin Laden, fondatore di Al Qaeda e responsabile degli attentati alle Torri, quello che secondo gli americani avrebbe dovuto trovarsi in Afghanistan almeno dieci anni prima.

Tom Homan, direttore dell'ICE durante l'amministrazione Obama. Nel 2015 ricevette la Presidential Rank Award dal presidente Obama.

La politica estera di Obama è stata costellata di errori colossali che hanno provocato soltanto morte e distruzione e alimentato focolai regionali che hanno causato conseguenze disastrose per tutti, europei compresi.

Una di queste conseguenze è l'immigrazione fuori controllo. Un'altra è il terrorismo islamico.

Ma la più grave è la guerra in Ucraina che non sarebbe mai scoppiata se Obama non avesse soffiato sul fuoco del nazionalismo ucraino nel 2014.

E non è stato un pessimo presidente solo in politica estera ma anche un pessimo presidente in politica interna.

Tutto il mondo si è scandalizzato davanti alle immagini dell'agenzia federale americana contro l'immigrazione, ICE, che compie violenze e abusi di potere contro gli immigrati nelle città americane.

Lo stesso Obama si è indignato e ha condannato fermamente le morti e l'amministrazione Trump che ha autorizzato l'ICE a intervenire.

Peccato che Obama sia un ipocrita in quanto l'ICE ha operato anche durante la sua amministrazione e ha effettuato migliaia di soprusi e violenze che lui stesso ha autorizzato.

Ha avuto pure la faccia tosta di ricompensare un dirigente dell'ICE con la massima onorificenza americana.

Per quanto sopraddetto nutro la massima disistima del signor Obama, della sua ipocrisia e della sua incoerenza.

Nessuno ha fatto più danni all'America di quanti ne abbia fatti lui come presidente.

Ancora oggi, nonostante non sia più presidente da diversi anni, continua a coprirsi la bocca di valori e diritti quando ha continuato a calpestare quei valori e quei diritti per molti anni.

Non solo all'estero ma nel suo stesso Paese.

Qualche pirla voleva la Clinton come presidente.

La stessa signora che ha organizzato le primavere arabe e le rivoluzioni colorate.

La stessa signora che ha fomentato la guerra civile in Libia, la guerra civile in Siria e la guerra in Ucraina.

Fortuna che non è mai stata eletta.

Non oso pensare cosa avrebbe fatto.

Obama dovrebbe imparare soltanto a tacere.

È l'ultimo che può dare lezioni di democrazia a Trump.

È un guerrafondaio che ha fatto milioni di morti e non ha alcun diritto al Nobel per la Pace.

Dovrebbe solo vergognarsi e rimanere in silenzio.