martedì 17 marzo 2026

la Minaccia Iraniana, dov'è?

 

Fatemi capire.

Questo essere ex generale dell'esercito USA si chiama Jack Keane recuperato dal parrucchino giallo che lo manda sulle TV americane per dire che l'Iran è una minaccia per tutti

Riporto esattamente le sue parole, così che non ci siano fraintendimenti e poi sotto metto la traduzione in Italiano con relativo commento:

the Ayatollah [Kamenhei] is diabolical. You know, he wants to dominate and control the Middle East and export his radical form of fundamentalist Islamic terrorism to the world.
I mean they haven’t changed one bit. They still want to pursue a nuclear weapon. They still want to support the proxies that are in the region to destabilize the region and take down Israel.
And they have a ballistic missile program that is growing every single day.
Obviously, that threatens Israel and potentially our bases in the region. And that’s where they are. He has emissaries that talk nice to our people, but that’s where the leadership really is.
And they’ve been like this for 45 plus years.

In italiano:

L’Ayatollah [Kamenhei] è diabolico. Vuole dominare e controllare il Medio Oriente ed esportare la sua forma radicale di terrorismo islamico fondamentalista nel mondo. Voglio dire, non sono cambiati di una virgola.
Vogliono ancora provare a sviluppare un’arma nucleare. Vogliono ancora sostenere i loro alleati che si trovano nella regione per destabilizzarla e abbattere Israele. E hanno un programma missilistico balistico che cresce ogni singolo giorno. Ovviamente, questo minaccia Israele e potenzialmente le nostre basi nella regione lì vicino.
Ha dei rappresentanti politici laici che predicano bene ma praticano male [negando questi intenti] ma è questo che vuole veramente la leadership iraniana.
E vanno avanti così da oltre 45 anni.

Ora commento con il dovuto rispetto -

l’Ayatollah in questione più che diabolico sembra proprio un povero bischero, visto che ha emanato un decreto vincolante che vieta nella maniera pià assoluta la costruzione di una bomba atomica in quanto è un’arma diabolica, e contraria ai dettami religiosi.

E Keane - che non può non saperlo - sta raccontando solo balle plateali.

Ma poi, che cazzo di minaccia sarebbe l’Iran? Per chi?

Vorrebbe esportare “ la sua forma radicale di terrorismo islamico fondamentalista “ dove? In Afghanistan? In Pakistan? Perchè, ha a disposizione qualcosa di meglio da insegnar loro?

Ovviamente il pubblico americano non ha la minima idea di dove si trovi l’Iran, e nemmeno che un tempo si chiamasse “Persia” (e d’altronde anche parecchi italiani ne hanno una idea abbastanza vaga).


E difatti è solo grazie a questa grassa e diffusa ignoranza che nessuno sa dire chi sono i vicini dell’Iran, che il suo temibile regime dovrebbe minacciare.

Armenia? Troppo tardi, è già stata schiacciata dall’Azerbaijan, con pulizia etnica, annessioni, e mondo zitto.

Magari l’Azerbaijan? Per fare cosa? Per vendicare gli armeni, cristiani, cacciati dalle loro terre?

Dell’Iraq, con il quale l’Iran ha combattuto per 8 lunghissimi e orribili anni. A farlo a pezzi ci hanno già pensato gli americani, e attualmente esiste solo sulla carta. Il pericolo non sono certo gli iraniani.

Ah, beh. C’è l’Afganistan. Eh, certo, proprio il vicino pacifico giusto da aggredire. La tomba degli eserciti occidentali. Sai che minaccia.

Ok. E che ne diciamo del Pakistan? L’Iran potrebbe mnacciarlo, no?

Chi, quello con le armi nucleari? Quello che ha offerto la protezione delle suddette a Teheran, in caso le usasse Israele? Non lo vedo molto impensierito, visto che è di fatto l’unico vero protettore degli iraniani.

Ok. Rimane il Turkmenistan. L’Iran potrebbe tranquillamente essere una minaccia per il Turkmenistan.

A parte che è proprio da lì che sono partiti gli attacchi di droni (e di aerei israeliani) durante la guerra dei 12 giorni, sembrerebbe più il Torkmenistan una monaccia per l’Iran, che viceversa.

E allora, dove cazzo sta la “minaccia iraniana? che questo deficiente suddito di parrucchino giallo va in giro a sbandierare?

L’Iran, da quando è stato fondato nel dopoguerra, non ha mai fatto guerra a nessuno.

Si è difeso dall’aggressione irachena, voluta dagli sponsor occidentali del terribile dittatore Saddam Hussein, che tanto dittatore e tanto terribile all’epoca non era, visto che era un alleato di ferro degli americani.

Beh, come dice lui, sono 45 anni che l’Iran minaccia i suoi vicini e cerca di dotarsi di un arma nucleare. E sta anche sviluppando missili balistici in grado di colpire l’Europa e - udit udite - gli Stati Uniti d’America!

Ehi, amico, ferma le macchine.

45 anni che cerca di sviluppare una bomba atomica?

Ma chi cazzo credi che siamo, tutti venuti giù con la piena?

Nessuno impiega 45 anni a costruire una bomba atomica.

Se ha il materiale la fa in un paio di mesi.

Se non ha il materiale lo accumula in una decina d’anni al massimo (presente un certo Kim Il Jong, eh?)

E poi non è stato parrucchino giallo in persona a comunicare al mondo, 7 mesi fa, che il programma nucleare iraniano era stato “annichilato”?

Non abbiamo tutti visto i mitici bombardieri “fine-di-mondo” fare il giro del pianeta senza scalo che la svizzera ha negato il passo aereo sulla loro nazione, per colpire i siti nucleari sotterranei iraniani?

E ora ci risiamo con la “minaccia nucleare” e i mitici 440 kg di uranio da arricchire a “Livello militare”?

Ah ah, Quindi erano tutte balle, eh?

Come al solito...generale del menga..ma andate a spander melega te e il tuo padrone..


Giusto per divertimento.

 


C'è una scena che si ripete, in queste giornate di fuoco che tengono il mondo col fiato sospeso, ed è la scena di un uomo solo davanti ai suoi microfoni, un uomo (si fa per dire) che parla, che twitta, che rilascia interviste, e che in ognuna di queste uscite pubbliche sembra contraddire quella precedente, come se la guerra in Iran fosse un enorme campo di battaglia dove però il generale in capo combatte prima di tutto contro se stesso, contro la sua coerenza, contro quel minimo di razionalità che anche in un conflitto dovrebbe guidare le scelte di chi comanda.

Donald Trump alias parrucchino giallo, il presidente americano che ha scatenato l'offensiva contro Teheran il 28 febbraio, con i raid che hanno ucciso la Guida Suprema Ali Khamenei e oltre milleduecento persone, sta dando prova in queste ore di una confusione mentale e strategica che fa impallidire qualsiasi precedente e che lascia intendere una verità semplice e agghiacciante... il padrone della Casa Bianca non sta capendo un cazzo di quello che sta succedendo .

La sequenza delle sue esternazioni è un capolavoro di contraddizioni in termini, un'arte performativa che se fosse teatro avrebbe il pubblico in visibilio, ma che applicata a una guerra vera rischia di costare cara a milioni di persone.

Il 9 marzo, a una settimana dall'inizio delle ostilità, Trump dichiara alla CBS: "Penso che la guerra sia molto completa, più o meno".

Poche ore dopo sto pirla, in conferenza stampa, aggiunge che l'offensiva finirà "molto presto".

Ma lo stesso giorno, il Dipartimento della Difesa pubblica online un messaggio che dice testualmente.. "Abbiamo solo appena iniziato a combattere".

E il segretario alla Difesa Pete Hegseth, intervistato da "60 Minutes", rilascia una dichiarazione che sputtana il suo comandante in capo smentendolo.. "Questo è solo l'inizio". Un giornalista, con il coraggio della verità, chiede a Trump di spiegare la contraddizione.

E lui, il presidente, risponde con una frase che dovrebbe far arricciare i peli sul culo a chiunque abbia a cuore la coerenza strategica del paese più potente del mondo... "Si potrebbero dire entrambe le cose".

Poco dopo, parlando alla conferenza dei repubblicani alla Camera, aggiunge un'altra cazzata: "Abbiamo già vinto in molti modi, ma non abbiamo vinto abbastanza" .

Ora, mentre la guerra entra nella sua terza settimana e i morti superano i duemila, mentre le petroliere non passano più lo Stretto di Hormuz e i prezzi del petrolio ballano, mentre le basi americane in Iraq e Kuwait vengono attaccate e i droni iraniani piovono su obiettivi civili, parrucchino giallo, lancia messaggi sempre più contraddittori.

Da un lato proclama che "il 100 per cento delle capacità militari iraniane è stato distrutto".

Dall'altro, con un'umiltà che sa tanto di resa, chiede aiuto a mezzo mondo per tenere aperto lo Stretto di Hormuz dandoci dei cagasotto.

Su Truth Social, sabato 14 marzo, il tycoon scrive che i paesi che ricevono petrolio attraverso lo Stretto devono inviare navi da guerra per garantire la sicurezza della via d'acqua, e fa una lista.. Cina, Francia, Giappone, Corea del Sud, Regno Unito.

Una richiesta che sa di disperazione, di ammissione di impotenza, di quella consapevolezza che la macchina da guerra americana, per quanto potente, non può presidiare da sola un'area così vasta e così minacciata.

Il problema, però, è che i paesi chiamati in soccorso hanno tutti ottime ragioni per dire di no al coglione.

La Cina, in particolare, è in una posizione delicatissima: secondo i dati dell'analisi Kpler riportati da Politico, lo scorso anno l'Iran e il Venezuela rappresentavano insieme circa il 17 per cento delle importazioni cinesi di petrolio, e quasi tutta quella quota passava dallo Stretto di Hormuz.

Pechino ha già cominciato a ridurre gli acquisti da Teheran a causa del conflitto, ma questo non significa che sia disposta a schierarsi militarmente al fianco di Washington in una guerra che rischia di allontanare per sempre un alleato storico come l'Iran.

E poi c'è la questione di principio.. perché mai la Cina dovrebbe inviare navi da guerra per proteggere il passaggio del petrolio che gli Stati Uniti stanno rendendo pericoloso con i loro bombardamenti?

La risposta, probabilmente, la conosce già parrucchino, ma continua a sperare in un miracolo.

E mentre tenta di coinvolgere Pechino in un'azione di "polizia dei mari" che sa tanto di velleitaria, il tycoon firma ordini esecutivi che parlano un linguaggio ben diverso. Venerdì 13 marzo, l'amministrazione Trump ha invocato il Defense Production Act per aumentare la produzione di petrolio al largo della costa della California.

Una legge del 1950, risalente alla guerra di Corea, che dà al presidente l'autorità di dirigere l'industria privata e di dare priorità alla produzione di beni essenziali per la difesa nazionale.

In tempi normali, si usa per produrre munizioni più velocemente o per garantire forniture critiche.

Oggi parrucchino lo usa per estrarre più petrolio, nella speranza di calmierare i prezzi che la sua stessa guerra ha fatto schizzare alle stelle.

Un paradosso che dice molto sulla confusione del momento.

Ma la militarizzazione delle industrie civili non si ferma al petrolio.

Secondo quanto riportato da The Mirror, durante un briefing classificato al Congresso, i funzionari dell'amministrazione hanno discusso la possibilità di invocare il Defense Production Act anche per accelerare la produzione di munizioni.

Le scorte americane, dopo due settimane di combattimenti, hanno già subito perdite per due miliardi di dollari, tra radar distrutti, aerei abbattuti e terminali satellitari ridotti in macerie.

E mentre parrucchino dichiara che "abbiamo munizioni intermedie e superiori illimitate", i suoi stessi generali sussurrano che la guerra potrebbe durare mesi, e che senza un rapido aumento della produzione il rischio di rimanere a secco è concreto.

L'ultima sparata, quella che più di ogni altra mostra la confusione mentale del presidente, arriva dall'intervista alla NBC rilasciata sabato 14 marzo.

Trump dice che l'Iran vuole fare un accordo, ma che "non sono ancora pronto perché i termini non sono abbastanza buoni".

Poi aggiunge che qualsiasi intesa deve includere "garanzie estremamente affidabili" sulla rinuncia di Teheran alle ambizioni nucleari.

E infine, con una frase che sa di scherzo di cattivo gusto ma purtroppo è vera, dichiara: "Potremmo colpire l'isola di Kharg ancora un paio di volte, giusto per divertimento".

Sticazzi ...Giusto per divertimento.

Mentre i missili uccidono persone vere, mentre le famiglie piangono i loro morti, mentre il mondo trattiene il fiato, il presidente degli Stati Uniti parla di colpire obiettivi strategici "per divertimento".

I mediatori del Medio Oriente, nel frattempo, tentano di aprire un canale di comunicazione tra Washington e Teheran, ma l'amministrazione Trump respinge al mittente qualsiasi tentativo.

Secondo fonti Reuters, diversi paesi hanno provato a offrirsi come facilitatori, ma la risposta della Casa Bianca è stata negativa.

Dall'altra parte, l'Iran rifiuta qualsiasi cessate il fuoco fino a quando gli attacchi non si fermeranno, e chiede anche un risarcimento finanziario per i danni subiti.

Una posizione che, in tempo di guerra, è quasi una dichiarazione di resa, ma che parrucchino non è in grado di cogliere perché troppo impegnato a contraddirsi da solo.

La sensazione, in tutto questo, è che il tycoon abbia perso la bussola.

Che abbia scatenato una guerra senza sapere come finirà, senza avere un piano chiaro, senza coordinamento con i suoi stessi generali.

Che navighi a vista, in un mare in tempesta, cambiando rotta a ogni onda e sperando che il vento lo porti in porto. Ma la guerra non è una barca a vela, e i venti del Golfo non sono brezze leggere.

Sono uragani che possono travolgere intere regioni, e con loro chi li ha scatenati senza sapere cosa fare.

Intanto, le navi da guerra dei paesi alleati non si vedono.

La Cina tace, la Francia nicchia, il Regno Unito dopo essere stato pubblicamente sbertucciato da parrucchino con quel "non abbiamo bisogno di voi" pensa due volte prima di imbarcarsi in questa avventura.

E lo Stretto di Hormuz resta chiuso, e le petroliere ferme, e i prezzi del petrolio alti, e la guerra che continua.

Con un presidente che dice di aver già vinto, ma che non ha vinto abbastanza.

Che dice che la guerra è finita, ma che è solo all'inizio.

Che dice che l'Iran è sconfitto, ma che bisogna ancora bombardarlo per divertimento.

Alla fine, forse, l'unica cosa chiara in questo conflitto è che di chiaro non c'è nulla.

E che il "coatto della Casa Bianca", sta dando il peggio di sé, in un teatrino dell'assurdo che farebbe ridere se non ci fossero di mezzo migliaia di morti veri e un'intera regione in fiamme.

Con la speranza, appesa a un filo, che qualcuno, prima o poi, prenda in mano la situazione e riporti un minimo di razionalità in questa follia.

Ma con la certezza, purtroppo, che quel qualcuno non sarà certo sto pirla di parrucchino all'anagrafe Donald Trump.


 

lunedì 16 marzo 2026

Noi cagasotto.

 


Non è che mi diverto a prender per il culo il biondino ciuffato che chiede agli alleati di scortare le navi petrolifere che attraversano il golfo di Hormuz e che ci da dei cagasotto se non accettiamo.

So quale sarebbe la risposta più opportuna da dare al capo della Giorgia nazionale.

Analizziamo il problema nei suoi aspetti tecnici.

Perché cazzo dovremmo prendere parte a una operazione del genere?

L'unica risposta valida, per me, è contribuire a calmierare il prezzo del petrolio consentendo il normale (o quasi normale) transito delle navi cargo nel Golfo di Hormuz.

Il successo di questa operazione porterebbe indubbi benefici all'economia e ai conti delle famiglie italiane.

Se decidessimo di farlo — e in una situazione in cui il rischio di attacchi da terra con missili e droni da parte dei Pasdaran è ancora presente — noi italiani abbiamo solo due navi ottimizzate per questa missione.

Si tratta dei nostri più recenti gioiellini tecnologici: 

il P 434 Giovanni Delle Bande Nere, 

e il P 436 Domenico Millelire. 

Due pattugliatori polivalenti d'altura (PPA), in configurazione FULL.

Il P 434 Giovanni Delle Bande Nere, con il suo caratteristico rostro a prua

Il pericolo più grande in una missione del genere sarebbe rappresentato dai missili balistici tattici dei Pasdaran e anche dai 4.000 droni nemici che possono partire da qualsiasi cantina.

Il due PPA hanno un sistema di difesa chiamato 

SAAM-ESD (Surface Anti-Air Missile – Extended Self Defence) che impiega un sensore Dual Band Radar, che è il primo radar 3D a facce fisse di concezione e realizzazione europea.

Con una modalità specifica è in grado di allertare subito la nave dell'arrivo di uno o più missili balistici e guidare i missili Aster 30 sul bersaglio.

Per una ragione o l'altra, non disponiamo di altre navi adatte a una missione del genere.

La minaccia balistica in mare è relativamente recente, e la MMI sta facendo i salti mortali per aggiornare le sue unità.

E anche con queste navi ci sarebbero dei problemi.

Ognuna di esse porta solo 16 missili Aster 30, e la dottrina attuale prevede che se ne sparino almeno due per ogni bersaglio.

I Pasdaran sanno che per aver una speranza di successo devono saturare le difese avversarie con salve di più missili, ad esempio tre balistici e un Cruise.

Dunque, benchè un PPA potrebbe sopravvivere a un primo attacco, non gli rimarrebbero missili per un secondo, o quasi.

Le analisi di intelligence della capacità offensiva dei Pasdaran ci dicono che, in questo momento, sono ancora in grado di ripetere l'attacco sul medesimo bersaglio dopo poche ore.

I rischi che correremmo in quelle acque sono quindi notevoli.

Ripeto che questa mia opinione è fatta con dati recuperati grazie all'AI e non ai TG RAI, comunque è che senza un sostanziale calo della capacità offensiva dei Pasdaran non ci sono le condizioni per una nostra presenza.( sempre per la storia che non facciamo come quello che si taglia etc. etc,)

Quindi parrucchino strafatto...fattene una ragione e non rompere i coglioni, hai voluto la bicicletta.. pedala.

Faccio i miei migliori auguri all'attuale comandante del PPA P 434, Giovanni Dalle Bande Nere, il Capitano di Fregata Claudia Di Cesare.

domenica 15 marzo 2026

Togliamo sanzioni alla Russia.

 


A parte il pieno della macchina a livelli che tra poco saranno più che proibitivi, idem dicasi delle bollette luce e gas e mi fermo qui tralasciando le perdite in borse e i prezzi del supermercato..

Ma c'è qualcosa che non mi quadra.

Se non compriamo il petrolio russo, non riceviamo il petrolio arabo, da qualche parte lo dovremo pur prendere vero?

Ci serve, non ne possiamo fare a meno.

Quindi da dove minchia lo prenderemo?

Probabilmente dagli Stati Uniti che adesso possono comprare il petrolio russo e rivendercelo.

Partiamo dal fatto che i russi incassano 4 miliardi di euro al mese netti IN PIU' rispetto a prima della crisi iraniana.

Noi paghiamo, grosso modo, gli stessi soldi IN PIU' rispetto a 15 giorni fa, e queste signore a Bruxelles dicono che meglio pagare noi che far guadagnare ancora di più ai russi non tenendo conto che se accettassimo il petrolio russo senza sanzioni il prezzo del petrolio scenderebbe immediatamente.

Significa che davvero ci stiamo tagliando l'attributo per far dispetto alla moglie.

Roba da deficienti.

Capite gente?

Questi idioti continuano a fare un disastro dietro l'altro.

Gli americani tolgono le sanzioni alla russia, non avendo bisogno di petrolio e noi che ne abbiamo bisogno come l'aria non le togliamo autocondannandoci a comprarlo dagli amici americani che la comprano dai russi.

Più caro ovviamente.

Sempre petrolio russo compriamo, ma se passa dalle mani americane non è più petrolio "cattivo".

Ma non vi sembra un controsenso.. o sbaglio?

SI o NO?

 


Siete pronti ad andare al referendum, avete le idee chiare?

Si tratta solo di mettere una X sul SI o sul NO ed è chiarificante quello che i nostri politici espongono per farci capire a cosa andiamo incontro e prendo ad esempio l'evento di Fratelli d'Italia al Teatro Parenti che si è svolto recentemente.

Cazzo.. siamo alla disperazione. Alla disperazione più nuda, più patetica, di quello che la Presidente del Consiglio ha mostrato in pubblico.

Durante il comizio di chiusura della campagna per il SI, la Meloncina ha detto la sua, mettendoci al  corrente che...


"Se vince il NO ci ritroveremo immigrati illegali, stupratori, pedofili, spacciatori rimessi in libertà che mettono a repentaglio la vostra sicurezza".

E ancora: "Figli che vengono strappati alle madri perché i giudici non condividono il loro stile di vita se vivono in un bosco".

E poi: "Antagonisti che devastano le vostre stazioni senza alcuna conseguenza giudiziaria".

E infine: "Processi mediatici e inutili che vengono pagati con i proventi delle tasse".

Al bingo dell'Apocalisse mancavano solo le cavallette, il Kraken (sito di scambio bitCoin), la cometa che ha estinto i dinosauri e l'abbattimento palme per la costruzione della pista ciclabile a Casalcoso.

Staminchia siamo al delirio terminale quando una premier, dopo tre anni e mezzo di governo, dopo aver avuto tutto il tempo e tutti gli strumenti per cambiare le cose, sale su un palco e il suo argomento migliore è il terrore.

Perché questo è il punto... se chi governa da tre anni e mezzo per convincerti a votare il suo referendum, deve terrorizzarti con scenari da film horror, ti sta confessando, senza rendersene conto, di non avere null'altro da offrirti a parte la sudditanza col biondino sparatore.

E allora giù di stupratori, pedofili, spacciatori, bambini rapiti.

E tutto questo, peraltro, davanti a una platea di pecore che applaude ma non ha capito una sega di quello che ha sentito e di cosa farà.

L'importante è sapere che per questo referendum spenderemo 3/400 milioni di euro che tricca e branca significano 7 eurini a cranio e la vita continua col biondino che ci da' dei cagasotto perchè non togliamo le castagne che lui ha messo sul fuoco .


sabato 14 marzo 2026

Dubai è finita.

 


Dubai, primavera 2026.

Grazie al biondino ciuffato, nell'emirato che aveva trasformato l'azzardo in sistema e l'oro in paesaggio, il silenzio è diventato la colonna sonora di una fine annunciata.

La città-stato che per vent'anni ha venduto al mondo l'illusione di un paradiso extraterritoriale, immune dalle turbolenze del vicinato, scopre oggi che i missili non fanno distinzioni tra grattacieli e petroliere, tra suite pentastellate e campi profughi.

Dall'inizio del conflitto, il 28 febbraio, Dubai è irriconoscibile.

Le spiagge sono deserte, i bar hanno chiuso, gli aerei solcano cieli semivuoti, e i pochi turisti rimasti si aggirano tra i centri commerciali come sopravvissuti in un film post-apocalittico.

Gli affari sono calati del settanta per cento, e le suite che fino a poche settimane fa costavano migliaia di dollari a notte si trovano ora a prezzi simil a quelli praticati a Casalcoso.. 150 euro, colazione inclusa.

La guerra in Iran, con la sua scia di missili e droni, ha centrato il cuore pulsante dell'economia dell'emirato.. la sua connettività globale.

L'aeroporto internazionale di Dubai (DXB) e l'Al Maktoum International, che nel 2023 hanno gestito 87 milioni di passeggeri e nel solo primo trimestre del 2025 ne hanno visti transitare 23,4 milioni – circa 260-270.000 viaggiatori al giorno – sono stati chiusi per giorni a causa dei missili iraniani che hanno attraversato corridoi aerei strategici .

Quando quel flusso si interrompe, a fermarsi non sono solo le piste, ma l'intero ecosistema che vive attorno: tasse aeroportuali, duty free, concessioni commerciali, hotel, ristoranti, taxi.

I numeri parlano di una catastrofe silenziosa.

Le autorità locali avevano stimato che ogni minuto di inattività di DXB potesse costare circa un milione di dollari, considerando l'effetto a catena su compagnie aeree, trasporto cargo e turismo. 

Una sospensione di 24 ore si traduce in centinaia di milioni di ricavi persi.

La sola Emirates, che nel primo semestre 2025-2026 ha registrato ricavi per 65,6 miliardi di dirham (circa 98-100 milioni di dollari al giorno), rischia perdite immediate che si aggiungono ai mancati guadagni di hotel e centri commerciali.

Uno studio commissionato dalla stessa Emirates nel 2023 calcolava che l'aviazione contribuisse per 137 miliardi di dirham (circa 37 miliardi di dollari) al PIL di Dubai, sostenendo 630.000 posti di lavoro.

Considerando anche la spesa turistica, il contributo saliva a 180 miliardi di dirham e a quasi un posto di lavoro su tre.

Erano numeri da capogiro, quelli di una città che aveva fatto della sicurezza e dell'accessibilità il suo marchio di fabbrica.

Oggi, quei numeri si stanno sgretolando. 

Le banche d'affari di Wall Street – Goldman Sachs, Morgan Stanley, Citigroup – hanno offerto ai loro dipendenti la possibilità di lasciare temporaneamente il paese e lavorare da remoto.

La McKinsey ha noleggiato un volo per la Turchia per evacuare i consulenti rimasti bloccati fuori dalla regione.

Citi, Deloitte, PwC, Standard Chartered, persino Disney stanno riducendo la loro presenza, tenendo in loco solo i manager indispensabili e facendo rientrare il personale impiegatizio.

L'opzione è formale, naturalmente, e viene presentata come una misura temporanea per garantire la sicurezza dei collaboratori.

Ma il messaggio che trasmette è inequivocabile: Dubai non è più un porto sicuro.

Le suite di lusso, quelle con doppio bagno e vista sulla palm island che fino a gennaio si vendevano a prezzi folli, ora vengono svendute.

Un'offerta "stay and dine" del FIVE Palm Jumeirah propone camere a prezzi più bassi di quelli praticati a Casalcoso a 85 euro, con l'intero importo spendibile in ristoranti, bevande e spa.

Le tariffe medie giornaliere sono crollate del cinquanta per cento in una settimana, e l'occupazione alberghiera, che normalmente viaggiava su percentuali da tutto esaurito, è scesa al venti per cento, con previsioni di numeri a una cifra.

Su Airbnb, appartamenti di tre camere si trovano a quaranta euro in meno rispetto al solito.

Il Burj Al Arab, l'iconico hotel a vela che rappresenta il lusso assoluto, offre riduzioni fino al trenta per cento.

E c'è persino un sito, "Hotel Drops Dubai", che monitora l'evoluzione dei prezzi degli hotel quattro e cinque stelle, certificando sconti che in alcuni casi sfiorano l'ottanta per cento .

Gli influencer, che avevano fatto di Dubai la loro seconda patria, svicolano tutti a mancina alla velocità della luce.

Quelli che possono permetterselo noleggiano jet privati a 350.000 dollari per raggiungere Riyadh e imbarcarsi su voli per l'Europa .

Il governo emiratino, naturalmente, cerca di contenere i danni con una strategia a due livelli.

Da un lato, la difesa militare: il paese ha abbattuto praticamente tutti i proiettili lanciati contro il suo territorio.

Dall'altro, la difesa dell'immagine: il sovrano di Dubai, Mohamed bin Rashid, è stato visto a una corsa di cavalli il giorno stesso degli attacchi, e il presidente Mohamed bin Zayed ha passeggiato in un centro commerciale come se nulla fosse.

A sostenere questa narrazione, un esercito di influencer reclutati per rassicurare i follower con video virali in cui alla domanda "Vivi a Dubai, non hai paura?" risponde: "No, perché so chi ci protegge".

Una propaganda che stride con la realtà di migliaia di expat in fuga e con le minacce ricevute direttamente dal comandante dei Guardiani della Rivoluzione, Ibrahim Jabbari, che ha parlato esplicitamente di colpire Cipro e le basi americane nella regione e pure quelle Italiane che sono amiche del biondino.

Nel frattempo, le compagnie aeree cancellano voli su voli mentre l'Iran colpisce l'aeroporto.

Le cinque principali del Golfo – Emirates, Qatar Airways, Etihad, flydubai e Air Arabia – hanno sospeso oltre 16.500 voli, lasciando a terra circa 3,7 milioni di passeggeri.

L'indice principale della Borsa di Dubai ha perso tra l'uno e il due per cento nei giorni successivi agli attacchi, bruciando 4-5 miliardi di dollari di capitalizzazione.

Gli investitori, semplicemente, stanno rivedendo le prospettive di utili per compagnie aeree, sviluppatori immobiliari e banche.

E mentre i ricchi fuggono e i poveri – pakistani, nepalesi, bangladesi, egiziani, etiopi, filippini, indiani – restano intrappolati in una città che non è mai stata loro, la domanda che serpeggia tra i pochi rimasti è se questa sia solo una crisi passeggera o la fine di un'era.

Dubai, con la sua ostentazione, i suoi grattacieli, i suoi centri commerciali, le sue isole artificiali, aveva costruito la sua fortuna su una promessa sottile ma essenziale: quella della sicurezza.

In un Medio Oriente in fiamme, lei era l'oasi.

In una regione di conflitti, lei era la pace.

Oggi, con i missili che solcano i suoi cieli e le esplosioni che echeggiano nei suoi quartieri, quella promessa è infranta.

E quando la fiducia svanisce, i soldi seguono.

I manager se ne vanno, gli investitori si ritirano, i turisti disdettano. 

E la città, quella città di vetro e acciaio che sembrava invincibile, scopre di essere fragile come tutte le altre.

Forse di più.


 

venerdì 13 marzo 2026

Luv Ya.

 

 


Basta con l’Italia, mi sono rotto gli ammennicoli.

Credo che l’unica soluzione sia di trasferirsi nel paese del parrucchino biondo.

Almeno li si dice pane al pane e vino al vino.

Bread to bread e wine to wine”.

Non come qui che di parole ne abbiamo in esubero.

Cassonate e cassonate ma che dico?

Cassomorte di termini che ci confondono i pensieri.

Prendi ad esempio due flirtosi poco convinti, quelli che si slinguano solo per noia.

Proprio giocherellando con le parole sono in grado di farti vedere i sorci multicolor o vistavision.

Frase classica che non fa testo ma e’ signi..fica..tiva..

Ti voglio bene ma non ti amo.

Che poi tradotto in lingua corrente significa..

Senti facciamoci una sbattuta ma levati dalla testa che io sia la tua fidanzata.

Ipocrita malcagata.

Io invece ti odio ma non ti ammazzo.

Quindi ritieniti fortunata e sparisci dal mio orizzonte che se ti cucco, ti riduco a pangrattato e ti faccio stare tutta in una scodella. Spacciatrice di minchiate stratosferiche.

Vedi..le americane non hanno sto impiccio.

Loro dicono subito..

Ti amo. I love you.

Se lo dicono per salutarsi, per fare le coccole, per dichiararsi amore eterno.

Altrimenti usano il ..Mi piaci… Che almeno e’ leale.

I like you”.

E visto che sono entusiaste lo usano parecchio senza contare lo slang del Luv ya che sarebbe anche un ti voglio bene seguito da X che sono i baci e da O che sono gli abbracci, oppure un XD, certo che occorre molta fantasia per vedere le labbra che formano una X ma ha attaccato e ora negli sms lo mettono tutti anche qui oltreoceano..

Lo sussurrano all’orecchio del fidanzato e lo esclamano davanti ad una fetta di cotechino.

Noi invece sempre li con il misurino.

Mi vuoi bene ma come?

Come alla tua cocorita?

Ma quanto?

Dammi un’idea del dosaggio. S.Q.? Secondo Quantita’ come nei manuali delle ricette?

Adesso le codarde trucide azzardano il “mi fai stare bene”.

Alla Biagio Antonacci vecchia maniera.

Sai che sforzo.

Mi fai stare bene lo puoi dire a chiunque.

Persino al tuo medico schiatzu quando ti schiaccia i piedi e ti mette a posto la cervicale annodandoti i coglioni.

E poi il “mi fai stare bene” la dice lunga su quanto sia sempre tu il punto di partenza, l’alfa e l’omega del tuo moto sentimentale, il baricentro e la convergenza dei tuoi sensi, grande tornitrice delle mie palle.

Io mi ricordo a suo tempo diciamo nella guerra punica o forse in quella di Troia (mi viene meglio anche perche’ si adatta alla persona) che dopo aver frequentato una sbarbata per 180 giorni mi son sentito dire le seguenti parole..

Beh, la nostra come dire… relazione”.

Prego?

Come dire relazione cosa?

Stiamo assieme da meta’ anno, ci siam fatti vedere da mezzo mondo, mi hai presentato ai tuoi cugini di terzo grado scala Mercalli che vivono sulla riva della Dora Riparia e ancora non trovi le parole? Cagasotto squallida trucidosa sgrillettata.

E il bello e’ che mi presentava come il suo miglior..amico..

Alla faccia del bicarbonato cazzuto!!!!

A pensarci bene mi si arricciano ancora i peli del naso.

Miglior amico???

Ma chi ti ha mai cagata.. stronzetta sifilitica..

Peccato che tu con il tuo miglior amico fai praticamente le stesse cose che fai con un fidanzato, sgorbia zozza purulenta.

E allora spero che tu non abbia avuto di migliori amici oltre me, Roba da infilzarla con le forchettine della bourghignonne e dargliela al gatto.

L’ho lasciata poi per una che non mi diceva mai I love you, semmai usciva la classica storia del “come mai non dici mai che mi ami?”

E a me stava bene cosi’, la pace dei sensi o il senso della pace che per un uomo significa non ricordarsi il motivo a per cui piacevano le donne, rimaneva quel senso di benessere e pace non influenzato dai sensi di cui sopra..

quindi chiudo con un LUV YA e via andare.

Palle rosse e Gialle.

 



Questo è il ricordo di frequenza dell'Alfredo Pareto di Mies (CH) che non è Chieti ma Svizzera.. 

I primini dovevano pagare l'ingresso studiando a memoria l'Ifigonia in culide (parodia dell'Ifigenia in Aulide) o come alternativa potevano fare un giro della camerata 60 mt x 12 mt nudi a ginocchioni con una candela accesa tra le chiappe senza farla spegnere (volendo per aver sicurezza dell'anticaduta, la si poteva infilare) mentre il decano recitava il decalogo a pezzi intercalato dal coro che faceva ritornello dopo la declamazione dell'attività dei vari proff..

 

Si aprono le scuole, si accende il lampadario,
si vede il signor Preside che incula il segretario.

 

Il professor di fisica, soffiando in un cannello,
si rese incandescente la punta dell'uccello;


e quel che ci rimise fu il povero assistente
che si ritrovo' nel culo un cazzo incandescente!

 

Il professor di storia studiando storia Antica,
scopri' che i Romani adoravano la fica;

 

e quello di disegno, maestro del pennello,
faceva i geroglifici sul culo del bidello!

 

Il professor di scienze, studiando il corpo umano,
si accorse che le seghe si fanno con la mano.


Il professor di musica, studiando come un mulo,
cercava il quarto armonico tra fica, tette e culo.

 

E quella di francese, in piedi sopra un banco
gridava a squarciagola «La vendo per un franco!»


e quella d'italiano, spietata concorrente,
urlava a tutto spiano: «Io ve la do per niente!»

 

Il professor di lettere, spiegando geografia,
avea le palle in Africa e il cazzo in Bulgaria;


fu allor che il suo supplente, guardando sull'atlante,
scopri' nel vasto oceano un cazzo galleggiante.

 

Il professore d'Algebra spiegando le equazioni
trovo' per X incognita un paio di coglioni.


Il professor di Fisica, fisica studiando
si accorse che lo stronzo precipita fumando.

 

E mentre il professore di Greco e di Latino
dalla mamma del preside si fa fare un pompino.


Rinchiuso dentro al bagno, il prof. di Religione
invece di pregare si tira giu' un rasponel

 

Il professor d' Inglese, venuto dall' Irlanda
ad ogni studentessa sbirciava la mutanda.


E quello di ginnastica, facendo le flessioni,
aveva gia' riempito di sborra tre bidoni.

 

E questo è il  ritornello ripetuto dal coro degli studenti del quinto anno, dopo la declamazione dell'attività di ogni proff. 


Palle, palle, palle rosse e gialle,

ci vogliono le palle per
l'Universita' 

 

N.B.. per chi è masochista postero' l'Ifigonia in Culide (io me la son dovuta studiare in tre giorni).

lunedì 9 marzo 2026

Terza guerra mondiale.

 


Che ne dite di tracciare una considerazione sull'attacco del biondino/Israele all'Iran?

Io vi espongo la mia in soli 5 punti di considerazione e vediamo se collima con la vostra:

Prima considerazione: natura del regime iranianoIl, è una dittatura teocratica islamica repressiva dal 1979. Da oltre 40 anni il popolo iraniano subisce:

  • repressione interna;esecuzioni capitali non solo per reati di diritto penale, ma anche per violazioni delle leggi coraniche;

  • dissenso soffocato nel sangue: ancora recentemente manifestanti non violenti sono stati mitragliati, si parla di decine fra morti e feriti;

  • donne impiccate per aver ballato in strada togliendosi il velo;

  • diritti civili inesistenti;

  • diritti dell’uomo ridotti a carta straccia, buona solo per avvolgere i baghali (fave bollite e speziate - street food Iraniano);

  • richieste di uguaglianza di genere — biologico o identitario — che non si discutono nemmeno: si “rieducano” in carcere o in ospedale psichiatrico.

Tutto questo non è propaganda: sono dati documentati e pubblicati da organizzazioni internazionali.

Seconda considerazione: strategia regionale di destabilizzazione.

Da oltre 40 anni Teheran porta avanti una strategia di destabilizzazione regionale attraverso guerra per procura.

Finanzia e arma, milizie crininali: Hamas (Gaza)Hezbollah (Libano)Houthi (Yemen)

Attacchi a traffico marittimo nello Stretto Hormuz

Razzi e droni su paesi limitrofi.

Dichiarazione publiche ripetute di volere la distruzione totale dello stato di Israele e degli israeliti: programma di genocidio.

Se uno Stato finanzia attori armati che attaccano altri Stati, è un aggressore.

Terza considerazione..

7 ottobre 2023 attacco terroristico su territorio israeliano:

1300 civili uccisi 300 ostaggi documentate atrocità dagli stessi aggressori tramite video da loro stessi diffusi.

Quindi queste “milizie crimìnali” non operano nel vuoto strategico: é parte della strategia programmata e seguita dall’Iran.

Quarta considerazione: opposizione interna

All’interno dell’Iran esistono movimenti di opposizione attivi.

Le proteste degli ultimi anni hanno mostrato: malcontento diffuso, repressione violenta interne donne ed uomini dissidenti, arrestati, torturati e messi a morte.

Quinta considerazione: reazioni internazionali

A criticare apertamente l’azione USA-Israele sono stati solo:

Russia (partner strategico di Teheran)

Cina, con toni più misurati legati alla fornitura di petrolio.

Vale la pena di rifletterci su

Stati arabo-musulmani, Arabia Saudita in testa, mantengono distanza dall’Iran da tempo per timore dell’espansionismo e destabilizzazione regionale.

Questo non è tifo. È equilibrio geopolitico.

Conclusione: se uno Stato finanzia milizie armate, destabilizza regioni e minaccia l’esistenza di un altro Stato, è un aggressore.

Quindi:

USA e Israele stanno contenendo un attore che utilizza guerra per procura da oltre 40 anni.

La storia insegna che ignorare regimi ideologicamente espansionisti non produce stabilità.

Il resto è retorica.

 

domenica 8 marzo 2026

Salvador Mundi.

 

Tempi di guerra dove nulla è risparmiato e mi riferisco ad un fatto passato in secondo ordine, ma i molti che si interessano di pittura ha fatto male sapere che un drone del cazzo ha colpito l'edificio dove in parete ci stava il Salvador Mundi, un quadro attribuito a Leonardo datato 1519 raffigurante una persona con in mano la sfera celeste con tre stelle all'interno..

Val la pena approfondire la storia di detto quadro in quanto ci sono notizie discordanti con particolari anche interessanti che val la pena di approfondire e mi appoggio all'AI per velocizzare la ricerca.

Prendo atto e vedo questo dipinto è stato venduto a Mohammed bin Salman per una cifra che noi umani facciamo fatica a capire.. 450,3 milioni di dollari (inclusi i diritti d'asta), il 15 novembre 2017 da Christie's a New York.

Ecco il Salvador Mundi datato 1505-1519 attribuito a Leonardo
Questo il particolare, intrigante.. una sfera cava con una sottile parete.

Secondo l'University of California la sfera di vetro (sfera celeste) non sarebbe una sfera solida ma bensì cava con un raggio di 6,8 centimetri ma uno spessore di 1,3 millimetri e che Leonardo  l’avrebbe raffigurata a una distanza dal corpo del Salvator Mundi di 25 centimetri mentre il punto di vista dell’artista sarebbe stato a 90 centimetri dal soggetto.

Se rappresenta la sfera celeste di che stelle si trattano?

Un triangolo?

Bisogna ricordarsi che sono speculari rispetto al globo terrestre.

Ecco com'era prima del restauro.


Queste stelle dove sono?.. Io 'sti puntini (stelle) non li vedo.


Il Salvator Mundi, prima del restauro, anno 1912.

Dove minchia stanno i 3 puntini? Si dovrebbero vedere, sono bianchi.

A me sembrano completamente diversi.

Lasciamo il beneficio del dubbio.


Questa è una copia o l'originale? Boh.

Ci vorrebbe lo Sgarbi di una volta per poter avere un giudizio.


Nella ricerca ho trovato una Copia del Giampietrino, da biondo è diventato rosso.. e la sfera nera..

Un altro particolare meno visibile, al centro sulle fasce incrociate è cambiato il disegno. In questo c'è una croce.

Provate a dividere al centro verticalmente il dipinto, copritelo con una mano. A sx sembra un uomo a dx una donna.

Forse dipende dal momento del pennellaggio come si sentiva Leonardo? 

Per ultimo, ma quei boccoli mi sembrano a forma di spirale?

Smetto la ricerca e l'unico fatto è che un drone da 15mila euro, ha fatto secco un dipinto comprato per 450,3 milioni di dollari ed inoltre esistono un casino di copie (si dice 11) tra cui quella di GianGiacomo Caprotti detto Salai diavoletto piccolo diavolo, allievo amante di Leonardo e quindi può essere che durante la frequentazione il Leonardo ci ha messo il pennello e la chiudo qui.