Non è che mi diverto a prender per il culo il biondino ciuffato che chiede agli alleati di scortare le navi petrolifere che attraversano il golfo di Hormuz e che ci da dei cagasotto se non accettiamo.
So quale sarebbe la risposta più opportuna da dare al capo della Giorgia nazionale.
Analizziamo il problema nei suoi aspetti tecnici.
Perché cazzo dovremmo prendere parte a una operazione del genere?
L'unica risposta valida, per me, è contribuire a calmierare il prezzo del petrolio consentendo il normale (o quasi normale) transito delle navi cargo nel Golfo di Hormuz.
Il successo di questa operazione porterebbe indubbi benefici all'economia e ai conti delle famiglie italiane.
Se decidessimo di farlo — e in una situazione in cui il rischio di attacchi da terra con missili e droni da parte dei Pasdaran è ancora presente — noi italiani abbiamo solo due navi ottimizzate per questa missione.
Si tratta dei nostri più recenti gioiellini tecnologici:
il P 434 Giovanni Delle Bande Nere,
e il P 436 Domenico Millelire.
Due pattugliatori polivalenti d'altura (PPA), in configurazione FULL.
Il P 434 Giovanni Delle Bande Nere, con il suo caratteristico rostro a prua
Il pericolo più grande in una missione del genere sarebbe rappresentato dai missili balistici tattici dei Pasdaran e anche dai 4.000 droni nemici che possono partire da qualsiasi cantina.
Il due PPA hanno un sistema di difesa chiamato
SAAM-ESD (Surface Anti-Air Missile – Extended Self Defence) che impiega un sensore Dual Band Radar, che è il primo radar 3D a facce fisse di concezione e realizzazione europea.
Con una modalità specifica è in grado di allertare subito la nave dell'arrivo di uno o più missili balistici e guidare i missili Aster 30 sul bersaglio.
Per una ragione o l'altra, non disponiamo di altre navi adatte a una missione del genere.
La minaccia balistica in mare è relativamente recente, e la MMI sta facendo i salti mortali per aggiornare le sue unità.
E anche con queste navi ci sarebbero dei problemi.
Ognuna di esse porta solo 16 missili Aster 30, e la dottrina attuale prevede che se ne sparino almeno due per ogni bersaglio.
I Pasdaran sanno che per aver una speranza di successo devono saturare le difese avversarie con salve di più missili, ad esempio tre balistici e un Cruise.
Dunque, benchè un PPA potrebbe sopravvivere a un primo attacco, non gli rimarrebbero missili per un secondo, o quasi.
Le analisi di intelligence della capacità offensiva dei Pasdaran ci dicono che, in questo momento, sono ancora in grado di ripetere l'attacco sul medesimo bersaglio dopo poche ore.
I rischi che correremmo in quelle acque sono quindi notevoli.
Ripeto che questa mia opinione è fatta con dati recuperati grazie all'AI e non ai TG RAI, comunque è che senza un sostanziale calo della capacità offensiva dei Pasdaran non ci sono le condizioni per una nostra presenza.( sempre per la storia che non facciamo come quello che si taglia etc. etc,)
Quindi parrucchino strafatto...fattene una ragione e non rompere i coglioni, hai voluto la bicicletta.. pedala.
Faccio i miei migliori auguri all'attuale comandante del PPA P 434, Giovanni Dalle Bande Nere, il Capitano di Fregata Claudia Di Cesare.
