Da buon longobardo amo la Madonnina ma non disdegno Napoli e mi gusta conoscere fatti che non tutti sanno.. ad es chi percorre Via Mezzocannone, la grande strada universitaria nel cuore del centro antico di Napoli, spesso è troppo preso dal traffico di studenti e motorini per alzare lo sguardo sui muri dei palazzi.
Eppure proprio lì, all’altezza del civico numero 9, si trova la lapide di cui sopra che custodisce una storia affascinante, sospesa tra leggenda medievale e mito antico.
La lapide è tradizionalmente associata a Niccolò Pesce, meglio conosciuto come Colapesce, uno dei personaggi più misteriosi della tradizione popolare del Sud Italia.
Secondo la leggenda, Colapesce visse nel Medioevo ed era dotato di straordinarie capacità natatorie.
Si raccontava che trascorresse gran parte della sua vita in mare, nuotando senza sosta tra le coste della Sicilia e quelle del Regno di Napoli.
La sua abilità era così incredibile che la fantasia popolare finì per trasformarlo quasi in una creatura marina.
Le storie lo descrivono infatti come metà uomo e metà pesce, con branchie e pelle squamosa, capace di restare sott’acqua per lunghissimo tempo ed esplorare le profondità del mare come nessun altro essere umano.
Una delle leggende più suggestive racconta che un giorno una nobile signora lasciò cadere in mare un prezioso bracciale. Colapesce si immerse immediatamente e riuscì a recuperarlo dagli abissi.
Ma proprio il mare, che sembrava essere la sua vera casa, gli riservò anche un destino tragico.
Secondo il racconto popolare, una sirena si innamorò di lui.
Quando Colapesce però non ricambiò il suo amore, la creatura marina fu presa dalla gelosia e lo trascinò negli abissi, dove trovò la morte.
Eppure, come spesso accade nelle leggende napoletane, la storia non finisce davvero.
Ancora oggi, quando il mare è agitato e le onde si infrangono con forza sul porto, qualcuno racconta che lo spirito di Colapesce si manifesti nei pressi del Sedile di Porto, antico luogo di rappresentanza cittadina di cui la sua figura era diventata simbolo.
Ma c’è anche un’altra interpretazione, meno nota e molto affascinante.
Alcuni studiosi hanno ipotizzato che la figura scolpita sulla lapide non rappresenti affatto Colapesce, bensì Orione, il gigantesco cacciatore della mitologia greca.
Secondo il mito, Orione era un gigante invincibile che un giorno cercò rifugio nel mare per sfuggire alla vendetta del dio Apollo. Tuttavia Diana (Artemide) lo colpì con una freccia, uccidendolo.
Per onorarlo, gli dei decisero di trasformarlo nella costellazione di Orione, una delle più riconoscibili nel cielo notturno e ancora oggi visibile nelle sere d’inverno.
Se questa interpretazione fosse corretta, la lapide di Via Mezzocannone sarebbe la traccia di un antichissimo simbolo mitologico, reinterpretato nel corso dei secoli dalla tradizione popolare fino a diventare la leggenda di Colapesce.
È proprio questo uno degli aspetti più affascinanti di Napoli.. le storie non si cancellano mai davvero, ma si sovrappongono, trasformandosi nel tempo.
Così, una semplice lapide sul muro di un palazzo può diventare una porta aperta tra mitologia greca, leggende medievali e memoria popolare napoletana.
La prossima volta che passerete per Via Mezzocannone, provate a fermarvi un momento davanti a quella pietra.
Magari, tra il rumore della città e il vento che arriva dal mare, vi sembrerà quasi di sentire ancora il richiamo degli abissi.
Perché spesso la Napoli più misteriosa è proprio davanti ai nostri occhi, basta solo accorgersene.
