sabato 28 febbraio 2015

Stefano Martoccia.


«Il mio nome è Stefano Martoccia, ho 33 anni, la storia che vi racconto riguarda la mia condizione di disabile e la mancanza di umanità dell’individuo».
Questo e' l'inizio della lettera denuncia che Stefano aveva inviato al nostro quotidiano Torinese.
Abitava in un condominio di Via Le Chiuse al quarto piano.. la casa era vecchia e senza ascensore ereditata dalla nonna..
Stefano coi suoi 33 anni e la sua brava laurea di ingegneria in tasca vedeva la vita con occhiali rosei, sino al momento in cui sono iniziati problemi alla gamba.. la diagnosi impietosa di un tumore osseo l'ha portato all'amputazione dell'arto.
Stefano non si perse d'animo, cerco' di tornare alla vita normale e date le difficolta' deambulatorie chiese all'assemblea condominiale di poter installare un ascensore pagando di tasca propria considerando il fatto che la Legge lo consente senza permesso assembleare.
I condomini costretti ad aderire alla richiesta pretesero uno scritto in cui si evinceva che l'utilizzo dell'ascensore poteva essere solo di Stefano e che nessun'altra persona lo doveva utilizzare e in caso di vendita o “ ALTRO”..il tutto avrebbe dovuto esser rimosso a spese dell'utilizzatore.
Ebbene cari condomini l'evento “ALTRO” e' capitato giovedi' scorso, continuate a frequentare la chiesa e cercate di amare il prossimo vostro come voi stessi.. alla stessa maniera.
 Stefano Ti ringrazio della richiesta che mi avevi fatto in Linkedin e riposa in pace, dove sei ora non avrai problemi di ascensore e soprattutto di condomini pseudo amanti del prossimo.

martedì 24 febbraio 2015

No al Captcha

 

Hi Blogghisti

e vabbe' ho capito che vi siete rotti con sta verifica parola sulla piattaforma Blogger.


Allora eccovi una guida consigliata da una fervente blogghista per togliere la verifica parole dai post su Blogger, fate parei o insci',,

  •   Ite nella bacheca principale.



  • Ora duertate il menu' a tendina e clickate su impostazioni.


  • Lumate la voce post e commenti.


  • dove ci sta la voce mostra test di verifica .. impostate su no.



  • in alto a destra  salvate le impostazioni.



Il Captcha e' fottuto e ite in pace..

lunedì 23 febbraio 2015

Prick.

A proposito dell'art 594 del c.p. ripropongo un precedente post dicendo che sono le parole brutte, sporche, quelle sconce, usate per offendere, piu’ conosciute come parolacce, che esprimono il linguaggio delle emozioni.
Sono quelle espressioni che danno voce all’inesprimibile.. la rabbia, la sorpresa, la paura.

Un insulto, un’esplosione verbale che oltraggia, un’ingiuria, un improperio, un’insolenza.. il turpiloquio e’ una costante del comportamento umano, una corrente elettrica che attraversa da sempre il linguaggio individuale e collettivo, che compare dagli esordi della comunicazione verbale, in ogni civilta’.
Davanti a un’emozione, il parlante, attonito, rimane a corto di parole e ricorre a un intercalare, o a un’espressione che ha piu’ valore di mille parole messe insieme.. e’ quell’emozione che, essendo tale, non si riesce a verbalizzare in altro modo se non rifacendosi a un’espressione che, pero’, molto spesso, risulta volgare.


Se da una parte le parolacce diventano un segno di poverta’ lessicale, dall’altra il giusto peso, nonche’ uso, del significato sono prerogativa del parlante nativo.
E tutto quanto sopraddetto e' sorto in un discorso di chat...espongo..



« Meeee cara collega di chat ma mi vedi a parlare cosi’ ?
Trasecolo. Sbalordisco. Sbarabaquakko, ma e’ vero quello che mi hai accennato?».

Certo che e’ vero caro mio… dire le “parolacce” e’ reato.

<< Oh, minchia. Non ci posso credere,tutte cazzate ».

 No Carlo, e’ la Cassazione che lo dice.

« Tutte Cassate (da Cassazione, l’hai capita?eheh) ».

Fai… fai dell'ironia gnugnu. Guarda che tu non avrai altro futuro che la galera. Leggi qua, talpaccia ottusa. La condanna e’ per le parolacce evocative (richiamanti) degli organi sessuali.

«  Sarebbe? ».

Che non si possono dire quelle che hanno di mezzo riferimenti ad organi di sesso.

«  Tipo? ».


Tipo che testa di cazzo non si puo’ dire ma faccia di merda si’. 
 


«  Mmmm…Non sarei cosi’ sicuro tu mi prendi per il culo ».

Lo dice la Cassazione. Leggi il labiale. Stronzo si puo’ dire mentre non mi rompere i coglioni no...e tu ce l’hai sempre in bocca sta frase..

«  Basta. Ho capito. Non e’ il caso di fare altri esempi poi ho gia’ smesso di fumare a suo tempo, vorra’ dire che smettero’ anche di dire le parolacce, ma non credo di farcela sai? ».

Devi resistere Carlo. Mordi il fazzoletto.

«  E' che non reggo proprio l'astinenza. Non vendono neanche le gomme da masticare come quelle alla nicotina per chi vuole cessare il fumaggio ».

Basta fare con le parolacce come per le sigarette.

« cioe'» ?

Ne dici solo tre al giorno. Una dopo pranzo, una dopo cena e una la sera guardando la tv. Quella te la godi proprio. Ti metti in poltrona, in pigiama e via che ti liberi. Il programma di Vespa in TV di solito fa venire molta voglia.

«  Cazzo…Il problema e’ che io sono un'estimatore della parolaccia. Ci sono momenti nella vita in cui la parolaccia e’ d'obbligo. E' proprio necessaria. E non parlo della bestemmia che non mi sfagiola. La parolaccia vera, liberatoria, autentica. Quella che scarica i nervi, spegne la furia, scioglie il magone ti slega i coglioni insomma. Odio quelli che dicono.. porco tubo, vaffanbrodo, acciderba, mi stai rompendo i cosiddetti, porca puzzola, cazzarola… Ma che tristezza. Ma di’ sta parolaccia e falla finita. E liberati. Altrimenti godi solo a meta’ e’ come una sega fatta col preservativo. Oppure non dirle proprio ».

E' una scelta. Anzi, sai che li stimo quelli che le parolacce non le dicono mai. Mai mai mai.

«  Vabbuo' approntero' un piano d'emergenza-parolaccia. Non usero’ piu’ riferimenti sessuali. Diro’ solo.. Non farmi girare i Bumbastik, merdarola e Vacheron Constantin ».

Ma quella e’ una marca di orologi.

«Si’, ma vien bene come parolaccia».

E basta?

«Anche vaffancul, con la u francese, poetica. Di quella parolaccia li non posso proprio farne a meno e del resto non e' punibile in quanto ritenuta di uso comune».

Hai ragione Carlo. Ci sono cose nella vita che si risolvono solo con un vaffancul e chiudiamola qui e preparati a pagare 516 eurini e trascorrere sei mesi non a Casalcoso a sole pieno ma al gabbio con sole a strisce.

giovedì 19 febbraio 2015

Is is


L’isis non avrà grandi difficoltà a invadere l’Italia di Eugenio Orso
 



A questo punto, non sono le profezie di Nostradamus o il terzo segreto di Fatima che lo annunciano, ma la realtà è che l’isis – manovrato, armato, rifornito e rifocillato da potenti padrini, praticamente tutti nostri “alleati” – se andrà verso nord, partendo dal Grand Maghreb, non avrà troppe difficoltà a conquistare l’Italia, o almeno una fetta del nostro paese. Bandiere nere su San Pietro, nel giro di qualche mese? Non è da escludere. Sicuramente la Sicilia e le isole minori, come Lampedusa e Pantelleria, a sud saranno in grave pericolo. Per ora sembra che il pericolo non si avverta, ma è già reale.
Resisterà la Tunisia allo stato islamico che fa una sanguinosa “guerra da corsa”, non ancora sul mare ma sulla terra? Avranno i tagliagole del califfo, che si stanno avvicinando a Tunisi dalla Libia, l’appoggio di almeno una parte dell’Ennahda islamista tunisino (al-Nahda, la rinascita) e di giovani leve locali, deluse dagli esiti della “primavera araba”(!) e della “rivoluzione dei gelsomini”? Il piccolo esercito tunisino, con meno di trentamila uomini (il deposto Bel Alì ha privilegiato la polizia, per controllare la popolazione) riuscirà a fermarli sul confine con la Libia? E se attaccassero infiltrandosi da più parti, ad esempio dall’Algeria? Il problema potrebbe presentarsi prima del previsto, perché l’infezione islamica sunnita si sposta con grande velocità, nonostante qualche sconfitta subita e subito archiviata, puntando sempre su nuovi obiettivi. Un esempio? I curdi irakeni da nord, est e ovest sono arrivati a poca distanza da Mosul (dieci chilometri, in certi punti), ma i tagliagole di al-Baghdadi attaccano a sorpresa Erbil, la capitale dello stato curdo, in forze da sud-ovest. Ferocia disumana, velocità d’azione, propaganda di grande effetto sono tre requisiti del successo dello stato islamico, capace di colpire a sorpresa nel breve, dove vi è maggior debolezza da parte del nemico (Iraq diviso, Libia stato “fallito”).
Nel caso dell’invasione della Tunisia, dopo aver stabilito basi in Libia ed anche senza attendere la conquista della capitale Tripoli, la feccia dello stato islamico potrebbe rapidamente progettare un attacco contro la Sicilia, a partire da Lampedusa e Pantelleria, che sarebbero le prime a cadere. L’Italia, in altra epoca il “ventre molle” dell’occidente capitalista, e perciò anche dell’alleanza atlantica contrapposta ai sovietici, diventerebbe così il ventre molle dell’eurozona, ma questa volta non in termini puramente economici …
Più che a una lenta infiltrazione confusi con gli immigrati, che pur ci sarà per far entrare gli “scout”, sto pensando a sbarchi notturni, utilizzando natanti di piccole e medie dimensioni, carichi di mercenari e armi. Non credo che la guardia costiera e la marina militare potranno individuare tutte queste imbarcazioni. Sicuramente in molti sbarcheranno senza trovare contrasto e senza neppure essere individuati. Arriveranno portandosi dietro kalashnikov, lanciarazzi rpg, mitragliere e granate. Mezzi di trasporto, fra i quali fuoristrada e pick-up Toyota ai quali sono affezionati, li potranno trovare sul posto, uccidendo gli occupanti e requisendoli. Così la benzina e il cibo. Altre armi individuali e altri mezzi li potranno prendere ai carabinieri e ai poliziotti in fuga (cosa che do per scontata, data la situazione italiana). Anche le motociclette e gli scooter serviranno alla bisogna. Gli alloggiamenti, provvisori durante l’avanzata, li troveranno strada facendo, nei centri abitati, nei casolari, sterminando e sgozzando la popolazione che non riuscirà a fuggire.
Ci sarà di tutto, per quanto, almeno all’inizio, in numeri non troppo grandi: libici, irakeni, siriani, tunisini, algerini, ceceni, somali, nigeriani, maliani e … europei, o meglio i nuovi “moros”, una sorta di bastardi senza patria, figli e nipoti degli immigrati islamo-sunniti non integrati e non integrabili (nonostante la cittadinanza francese, inglese o italiana). Non ci sarà da stupirsi se alcuni mussulmani europei, impegnati nell’azione, proverranno proprio dall’Italia.
Le forze armate italiane, dopo anni di tagli al bilancio della difesa e agli organici, sono ridotte all’osso e, oltretutto, gli uomini migliori impiegati in un gran numero di missioni internazionali, dal Kosovo all’Afghanistan. Per quanto riguarda l’esercito, in tutta la Sicilia (circa ventiseimila chilometri quadrati) ci dovrebbe essere soltanto la brigata meccanizzata Aosta, con sei reggimenti, ma non so fino a che punto è impegnata nelle missioni all’estero. Per non parlare poi di Lampedusa e Pantelleria, piccole isole di qualche decina di chilometri quadrati, fin troppo vicine all’Africa e allo stato islamico, che non possono contare, nell’immediato, su qualche reggimento militare. Gli invasori dovranno essere affrontati sul terreno, ma le forze scarseggiano e l’esercito italiano può contare su circa centomila uomini, per le costose missioni all’estero e per difendere l’intero paese. Un po’ pochini, considerando la minaccia che si profila. Oltretutto, molti volontari sono giovani che probabilmente sono lì per avere un lavoro sicuro e un piccolo reddito, non per “vocazione” e spirito guerriero. Cosa faranno questi giovani mal pagati in mimetica, davanti agli assassini islamici-sunniti dei quali è nota la ferocia? Renzi può pure comandare cinquemila militari, sparsi nel paese a difesa dei siti sensibili, ma l’invasione sarà ben altra storia!
Non credo che l’unione europide monetaria si farà in quattro per dare concretamente una mano all’Italia. L’Italia deve obbligatoriamente privatizzare, riformare pensioni e  mercato del lavoro, applicare il rigore contabile, ma la gestione dei flussi migratori attraverso il Mediterraneo, che porterà amarissime sorprese, son solo affari suoi. Però state tranquilli, in frangenti come quelli che si prospettano l’unione monetaria e finanziaria dichiarerà la sua piena solidarietà, nei confronti dello stato membro aggredito dai terroristi!
L’Onu è ormai in disarmo, conta come il due di coppe a briscola (quando escono spade), perciò, per mettere insieme uno straccio di coalizione internazionale e intervenire sul campo ci metterà almeno sei mesi, se non un anno.
Resta l’alleanza atlantica, che scalpita nell’est europeo intenzionata a muovere guerra alla Russia. Di certo, l’intervento nato potrà risolvere il problema, ma quali saranno i costi per il paese? E’ facile prevederli. Una completa, definitiva sottomissione (in secula seculorum) non all’islam, ma al potere militare ed economico dell’alleanza guidata dagli usa, prima ancora che alla troika!
Questa volta la vedo brutta, molto brutta!

domenica 15 febbraio 2015

San Faustino.

La ParOdia del 14 febbraio e’ terminata e quindi oggi 15 febbraio San Faustino alias San Singolino, come tutti gli anni, dedico il lato B agli ex innamorati, insomma la dedico a chi e’ solo. Allo scoppiato, all’ex. All’amante in lista di attesa, al single di andata e a quello  di ritorno ovvero al separato divorziato, divorziando, all’abbandonato, all’abbandonando e vai col gerunDio.
Avrete capito che questo post e’ dedicato ai cuori solitari per scelta altrui. Quelli che sono stati appena lasciati e non ci stanno. Quelli che ci starebbero anche, se solo trovassero qualcun altro disposto a stare con loro. Quelli che fanno gli innamorati di riserva e da svariate festivita’ aspettano che lei/lui lasci il titolare. Quelli che “io dell’amore non mi aspetto piu’ una mazza” ma sperano ancora di aver detto una bugia. Quelli che non sanno che sapore ha il bacio con la lingua o non se lo ricordano piu’, e oggi per compensare mangiano una vagonata di cioccolatini. Quelli che se lo ricordano benissimo e mangeranno troppi cioccolatini lo stesso. Quelli che cantava il pensionato Baglioni prima di abbandonare i concerti, “strada facendo troverai anche tu un gancio in mezzo al cielo” Quelli che “ma fammi il piacere!.” E alzano la testa, cosi’, per controllare. Quelli che la testa non la alzano piu’. Quelli che leggono che a San Valentino martire, gli italiani pur essendo alla canna, hanno speso 800 milioni di euro in fiori, peluches, messaggini telefonici e cene a base di carciofi e pensano..”dove ca..spita andremo a finire?” e se ne fregano altamente del Renzi o dei fivestar. Quelli che “se potessi tornare indietro” o  “ se riuscissi tirare avanti” e intanto intralciano il traffico o passano col rosso beccandosi la megamulta davanti alla Coop alla faccia del chemme frega tanto peggio di cosi’. Quelli che si sentono esclusi, sconfitti, diversi, incompresi, inadeguati ..soli…, eppure sono tantissimi. Quelli che non sentono piu’ niente e, dopo averlo rincorso invano, adesso scappano dall’amore.
Quelli che tanto l’amore prima o poi li raggiungera’..(come diceva il mio amico di Dormelletto..l’erba del Ticino e’ sempre piu’ verde)..
a tutti questi
BUON SAN FAUSTINO.

mercoledì 11 febbraio 2015

Ematounioni.



IL passo e’ fatto. Sta’zitta!
C’inseguono da vicino
e devo portarti con me».
(da «Nozze di sangue», F.G. Lorca)


Voi che leggete molto non pensate che ci sia una stretta connessione tra il sangue e le nozze? E’ semplice dato di fatto, una condizione senza cui il fatto non potrebbe accadere. A volte non ci si accorge delle cose troppo evidenti… per esempio una volta si usava (ancor oggi da qualche parte si usa) stendere le lenzuola macchiate di sangue il giorno dopo la ..prima notte.., letteratura e cinema poi celebrano spesso i matrimoni collegandoli a lotte, sfide, morte dei cattivi e finali tutto miele. C’e’ anche il sangue pulsante alle tempie, quello dovuto alla circolazione modificata dall’alcol e all’euforia della festa. C’e’ l’esame del sangue che ti fa girare i marroni dicendoti che hai le cellule impazzite. Fermate il mondo, ho bisogno di scendere e sento il bisogno di isolarmi un attimo. L’unione ufficiale di una coppia riesce sempre a coinvolgermi ed emozionarmi, perche’ vedo il presente ma con l’esperienza del passato, prevedo il futuro… C’e’ anche qualcosa di ben piu’ profondo, ma nel giorno dell’apoteosi estetica non conta molto. C’e’ chi si sposa per amore, per interesse, perche’ e’ una bella data, per riparare o addirittura per distruggere. Il pomeriggio avanza e gli invitati, sazi ed allegri, barcollano oramai si danno tutti del tu, anche quelli che sino a poco prima erano distaccati , vuoi per la differente estrazione, ceto o occupazioni di posti che mettono la barriera tra persone. E’ il momento in cui le cravatte si slacciano o si tagliano, le cinture si allentano, i decolletes diventano piu’ generosi e si ride molto di piu’, visto dall’esterno senza coinvolgimento la si potrebbe considerare un’emerita stronzata sta cerimonia, dove due persone firmano mezzo kg di cambiali senz’osso per passare un giorno obbligatoriamente felice. I parenti piu’ anziani non vedono l’ora per andarsene fuori dalle palle memori forse di quanto ho scritto prima o forse facendo abbinamento ai loro matrimoni. Appoggiato ad una colonna del ristorante vedo me stesso che disperdo lo sguardo, sorseggio un bicchiere di gingerino con gin che non e’ il massimo ma contribuisce a mantenere uno stato obliquo ed annebbiato. Il convivio ora evolve in una giovialita’ sopra le righe, il sangue che e’ il tema del post, scorre veloce ed il brusio e’ colonna sonora quanto la musica. Mentre il mondo ruota intorno l’occhio cade sul pavimento, si sta facendo sera. Un ragnetto nero corpo piccolo e zampe e lunghe, meno di tre centimetri comprese le zampe quasi quanto il..(opps stavo andando fuori tema), attraversa pericolosamente la zona piu’ frequentata, la zona bar. Anonimi piedi sfiorano l’insetto (la mia prosa non ha limiti negli accostamenti), mentre il ragnetto annaspa e la troupe si prepara al primo ciak del matrimonio… si gira in 35 mm, “ le scene di un matrimonio”, nel cortile di un castello atmosfera idilliaca con tutti i vasi colmi di cera promuta sono accesi, in fondo un bambino innocente si diverte a raccogliere i biglietti di invito e li brucia nei vasetti profumati e per fortuna prima che diventi un falo’ li spegne pisciandoci sopra. Gli sposi si promettono le cose piu’ impromettibili e sognano le cose piu’ insognabili, dimenticando il futuro possibile fatto di incomprensioni, litigi e avvocati..ma siamo ormai su di giro, si perdono le regole. Un dolly segue la scena da vicino, le sequenze del bacio vengono benissimo, poi ci si travasa nel fienile per mescolare sangue e sudore. La musica del tamburo fa tum-tum-cha’-tu-tum-tu-tum-cha’ anzi no..scusate era patum-cha-tu patatum che’-tum cha’.. ed una fisarmonica crepa l’aria con poche note forti e decise. Tutti sanno e stanno al gioco, chi e’ rimasto recupera istinti persi ormai da anni (capito mi avete?). Le riprese sono difficili, le immagini sono mosse, i corpi si confondono secondo leggi poco cinematografiche e la troupe si fa’ coinvolgere troppo. Alla fine il ragnetto muore schiacciato ma l’amore trionfa e gli avvocati aspettano…
Gif 28

lunedì 9 febbraio 2015

Zimpagi e Zirlecchi.




E poi dite del togolese carliano che a volte non si capisce 'na mazza, i neologismi miei che non fastidiano neppure le vulvivendole che lavorano nei loro chiavisteri, sono comprensibili meglio delle parole inventate del foscatz marainesco, ad es. prendo” il giorno ad urlapicchio”:


Ci sono giorni smegi e lombidiosi

col cielo dagro e un fonzero gongruto

ci son meriggi gnalidi e budriosi

che plogidan sul mondo infragelluto,

ma oggi e’ un giorno a zimpagi e zirlecchi

un giorno tutto gnacchi e timparlini,

le nuvole buzzillano, i bernecchi

luderchiano coi fernagi tra i pini;

e’ un giorno per le va’nvere, un festicchio

un giorno carmidioso e prodigiero,

e’ il giorno a cantilegi, ad urlapicchio

in cui m’hai detto “t’amo per davvero”.


Azz..certo che dissertare sullo scritto e’ duopo e del resto se non sono matti non li vogliamo., 
Ora cerco di dare una spiegazione estrapolandola dallo scritto di cui sopra..


“ma oggi e’ un giorno a zimpagi e zirlecchi

un giorno tutto gnacchi e timparlini,”


Zimpagi e zirlecchi, zac, zac, qualcosa di scattante, frizzante che pervade un tutto.. spinte, balzi, saltelli,calcinculo; e poi “un giorno tutto gnacchi e timparlini”. Tlin, tlin, ascoltate? Sembra quasi di sentirli suonare i timparlini tipo i fischietti del carnevale di ieri. Questi sono termini mutuati dalle antiche lingue nordiche.. gnakken und timparlinen che ancora oggi i miei amici kartopfen definiscono i ciondoli e i campanelli utilizzati nelle processioni di Santa Rosalia con inchino incorporato al boss del paese, quello con l'unghia da 30 mm del mignolo anellato da baciare.


“le nuvole buzzillano, i bernecchi

luderchiano coi fernagi tra i pini”


In primavera, tipo oggi quando e’ sereno e non c’e’ vento e la temperatura e’ godereccia, le nuvole e le strisce aeree buzzillano, cioe’ assumono quel bell’aspetto rigonfio e pacioccone che le fa sembrare di soffice panna. La natura e’ talmente euforica che i bernecchi, piccoli passeracei frenetici dal becco rostrato e dal tipico verso acuto ed un po’ rompicoglioni, insieme ai fernagi, grossi pettirossi molto riflessivi, ma poco decisionisti, luderchiano tra i pini.

In questa seconda quartina, il poeta ribalta l’immagine precedente. 
Mentre prima si assisteva ad un momento di tedio generalizzato, qui tutto e’ attivo, la natura, lo spirito e pure sciluicchio. 
E si prosegue


“e’ un giorno per le vanvere, un festicchio

un giorno carmidioso e prodigiero”


E’ un giorno talmente splendente che non si puo’ prendere nulla sul serio, bisogna agire senza riflettere, cosi’ come ci detta il momento: un giorno per le vanvere, appunto. 
Ma non e’ una festa comandata imposta da norme civili o religiose, e’ un giorno festivo intimo, privato e definirlo solennemente festa sembra troppo quindi un festicchio.

Che si intende un poco di meteorologia sa' che i giorni si dividono in carmidiosi, cioe’ che iniziano con il sole e terminano con le nuvole ed in prodigieri, che al contrario iniziano con le nuvole per poi rasserenarsi. 
Il giorno descritto e’ un giorno carmidioso, che inizia con il sereno, ma al momento dell’arrivo delle nuvole la natura non ci sta, non vuole perdere un’occasione a volte molto rara di gaiezza quindi il giorno diventa prodigiero ed il sole rimane continuando a dare il suo contributo al festicchio.


“e’ il giorno a cantilegi, ad urlapicchio

in cui m’hai detto “t’amo per davvero””


Urlapicchio. E’ difficile darne una definizione. E’ il giorno in cui le nuvole buzzillano, i bernecchi luderchiano coi fernagi, quando c’e’ il sole perche’ tutto e’ carmidioso e prodigiero.

Ed alla fine la spiegazione di ogni cosa. Cio’ che permette di trasformare una giornata insignificante ed un uggiosa in un’esplosione di gioia incontenibile, cio’ che e’ in grado di rovesciare gli stati d’animo ed addirittura la natura che ci circonda ed il mondo. 
Tronco qui la spiegazione perche' il dovere mi chiama e devo andare al Bennet con la mia meta' per controllare come mai paghi due e prendi tre lei ne prende solo due.