martedì 20 ottobre 2009

Ci si sballa con lo Spray per tastiere


Sedici anni. Una cascata di capelli neri sulle spalle e uno sguardo dolcissimo. Adriana, 16 anni, e’ morta due giorni fa a Torino per overdose. Niente droghe classiche, niente cocaina o eroina. Adriana l’ha ammazzata, dopo quattordici giorni di coma passati su un lettino d’ospedale, una sniffata prolungata di spray per pulire le tastiere dei computer.

Gia’, spray per tastiere e io li davanti ne vedo una decina di bombolette. Una droga-non droga, venduta a prezzi popolari. Una sostanza che si puo’ acquistare ovunque, senza destare sospetti.

Che ti sballa e ti stordisce ne’ più ne’ meno della cocaina. Ma che puo’ avere effetti devastanti e immediati sul cervello. Esattamente come quelli che hanno rubato la vita di Adriana.

Adriana, quel pomeriggio ante sniffata era uscita col ragazzo ed un’amica brasiliana con destinazione al centro commerciale dove hanno preso lo spray per lo sballo del sabato pomeriggio, tutti e tre hanno sniffato dalla bomboletta. Gas euforizzante, simile a quello adoperato anche nelle bottigliette di panna montata.. propano e isobutano. Un’inalata e sale il buonumore come fare una bevuta ed ha lo stesso effetto con la positivita’ che se ti fanno il palloncino non ti ciulano patente e auto. I medici dicono che puo’ modificare la percezione di vista ed udito ma i danni veri sono alla mielina del cervello, ai neuroni e ai polmoni. E non c’e’ scampo. Ti sega in maniera micidiale.

Per i ragazzi dell’eta’ di Adriana, quella non e’ droga, sniffare spray non e’ sinonimo di tossicodipendenza e non fa mai rima con morte almeno sino ad oggi non lo e’ stata ed e’ considerata un modo per fare qualcosa di diverso e il giudizio dei ragazzi e’ che quella roba li non fa nulla..

Ma per Adriana ha fatto e nell’alloggio dove viveva, su una mensola accanto all’uscio, c’e’ un libro delle orazioni aperto alla pagina del Salmo 91, versetto 90.. «Mio rifugio, mia salvezza, mio Dio in cui confido». Qualcuno, con una penna, ha sottolineato quelle parole. Una litania dolcissima e disperata, ripetuta all’infinito nei giorni dell’agonia di Adriana.