giovedì 29 ottobre 2009

Mobbing



Non e’ possibile per noi occidentali vivere senza Stress. E’ il sale della vita. Ma come il sale quando e’ troppo puo’ far male. L’interpretazione biologica dimostra che qualunque situazione ambientale viene recepita dal cervello come essere potenzialmente minaccioso e quindi scatta una reazione di allarme per prepararsi ad una risposta adeguata. Reazione che vede intervenire il gruppo composta dall’ipotalamo ipofiso surrenale del sistema nervoso simpatico, con aumento di adrenalina, endorfine e cortisolo. L’attivazione dura fino a quando dura lo stato di allerta e ha in se’ stessa la capacità di autolimitarsi, in quanto l’eccesso di cortisolo in circolo, esercita in feed-back negativo (retro-regolazione) su ipotalamo ed ipofisi, interrompendo la sorgente stessa dello Stress. Lo stress, quindi, e’ una risposta adattiva fisiologica dell’organismo, utilissima in particolari circostanze perche’ affina le capacita’ di concentrazione, di attenzione e di discriminazione percettiva. Puo’ tuttavia indurre varie patologie se gli stimoli sono troppo frequenti e prolungati, oppure se lo stress e’ vissuto con allarme eccessivo. Un evento, infatti, sara’ recepito come stressante secondo un sistema di lettura tutto individuale, che dipende da diversi fattori, quali la propria cultura, esperienza, aspettative dalla vita e lavoro. Esiste una predisposizione psichica particolare, la cosiddetta personalità del tipo “A” descritta come, da marcata ambizione, senso dell’incalzare del tempo, astio latente, desiderio di dominare l’ambiente circostante e metterlo sotto controllo, per cui chi ne e’ portatore vive in uno stato di tensione perenne, attivandosi per ogni situazione che non aderisca perfettamente a quella da lui prefigurata. Un simile soggetto e’ destinato a stress cronico, e ha molte piu’ probabilita’ di patologie (cardio-vascolari, ipertensione del miocardio, infarto del miocardio, gastroenterite, ulcera peptica, colon irritabile, rettocolite ulcerosa, morbo di Crohn, dermatite, psoriasi, depressione, ansia, ridotta capacita’ ad opporsi a virus, batteri, cellule tumorali) di un soggetto con personalita’ del tipo “B”. molto meno competitivo e ambizioso, che prende la vita come viene.

L’ambiente di lavoro e’ quello che piu’ espone allo stress cronico. Oltre ai classici motivi (lavoro ripetitivo, troppo facile rispetto le proprie capacita’ e aspettative; troppo pesante ed impegnativo, al limite delle capacita’ di adattamento.. mancanza di riconoscimenti e carriera; scavalcamento da parte di colleghi meno meritevoli; pendolarismo etc…) da qualche tempo se n’e’ aggiunto un altro, il piu’ subdolo e devastante, che sta assumendo proporzioni preoccupanti, il “Mobbing”; ovvero lo stress di persecuzione psicologica sul posto di lavoro: Il termine proviene da “to mob”, attaccare, usato in etologia per descrivere il comportamento degli uccelli che per difendere il nido volano attorno all’aggressore. Da circa un ventennio si e’ iniziato ad usarlo per indicare gli attacchi da parte di colleghi o datori di lavoro (in questo caso “bossing”) sotto le piu’ varie forme: emarginazione, diffusione di maldicenze, continue critiche, assegnazione di compiti dequalificanti, eccessive richieste, compromissione dell’immagine sociale, molestie sessuali. Lo scopo e’ quello di eliminare una personalita’ divenuta “scomoda”, per ragioni di concorrenza, gelosia, invidia, antipatia, distruggendola psicologicamente e socialmente, in modo da provocarne il licenziamento o, meglio ancora, da indurla alle dimissioni. Il mobbing ha gravi conseguenze sulla salute fisica e psichica.

Sono numerose le vittime, finite in prepensionamento o ricovero in cliniche psichiatriche e buona parte dei suicidi, un statistica indica dal 10 al 20% ha come causa scatenante lo stress da persecuzione psicologica sul posto del lavoro. Ma il fenomeno ha pesanti conseguenze anche sulla collettività: ogni lavoratore “mobbizzato” costa il triplo del suo salario per la ridotta produttivita’ di lavoro, per il prezzo sociale e familiare della sua depressione, per i farmaci e per l’eventuale ricorso alla magistratura. Sempre la statistica indica questa aggressione psicologica sul 20% dei lavoratori. In Italia, secondo le associazioni nate per combattere il fenomeno, sarebbero coinvolti un milione e mezzo di lavoratori. In Svezia e Germania la legislazione riconosce al lavoratore, l’invalidita’ psicologica derivante dall’aver subito forme di mobbing, includendo l’evenienza tra le malattie professionali. In Italia il mobbing e’ entrato nella giurisprudenza del lavoro dopo la sentenza del Tribunale di Torino del 16 Novembre 1999, che ha riconosciuto il “danno biologico” sotto forma di grave depressione in cui era caduta una lavoratrice per i ripetuti maltrattamenti del caporeparto; il datore di lavoro e’ stato condannato ad un risarcimento in denaro, avendo egli l’obbligo, secondo l’art. 2087 del Codice Civile, di tutelare l’integrita’ fisica e morale dei propri dipendenti.

Da non trascurare il Mobbing che si riscontra in eta’ scolastica e tra le mura domestiche con notevole incidenza del rapporto genitori figli, oggetto del prossimo post.